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L'ipotesi fa riflettere sull'urgenza di integrazione

Un partito islamico e corporativo,
assomiglia tanto alla Lega...

di Sergio Talamo Un bel partito corporativo, anzi etnico, dove tutti parlano la stessa lingua, difendono la stessa tradizione, tutelano gli stessi interessi. Umberto Bossi sarà contento: il suo modello fa proseliti. Solo che in questo caso – è buffa, a volte, la politica –  si tratta del “partito islamico”. Esiste già in alcuni paesi europei, e ora si annuncia anche in Spagna. Si presenterà alle elezioni del 2011. Angelo Panebianco vede in questa novità «la scelta identitaria della separazione e dell’auto-ghettizzazione». Si può ragionevolmente temere anche di peggio. L’Europa non è nuova a partiti che sono di fatto il braccio istituzionale di movimenti eversivi: proprio in Spagna o in Irlanda operano discutibilissimi partiti che fanno da tramite con il separatismo violento. Nel caso dell’Islam-partito il rischio è ancora maggiore, perché i collegamenti sarebbero internazionali e farebbero facilmente leva sul fanatismo e l’ignoranza di gruppi e clan familiari che spesso, ancora oggi, in Occidente sono meno aperti e avanzati che nei paesi d’origine.

Mentre accade tutto questo, in Italia ci balocchiamo con le polemiche dietrologiche sul perché i progetti di legge su cittadinanza e voto agli immigrati siano bipartisan. È forse un pezzo della congiura contro il premier? Magari no. Magari è solo un modo moderno di stabilire un modello di integrazione che può fortemente arginare ogni tentazione di partito islamico “fai da te”. Un bambino che nasce in Italia, ne assimila naturalmente la cultura e gli usi (anche i peggiori: magari diventa obeso a furia di mangiare patatine e merendine…). Se il paese che ha ospitato i suoi genitori gli tende la mano, gli dice “sei uno di noi” e non un estraneo, è probabile che questo bambino avvertirà un senso di appartenenza e anche di amore verso la sua nuova terra. E se i suoi genitori, che lavorano regolarmente e pagano le tasse, avranno il diritto di scegliere perlomeno il sindaco della loro città, sarà chiaro a tutti che in Italia è cittadino chi rispetta la legge, non chi ha magari i bisnonni di Brescia e però poi crede che Bianco Natale significhi “il Natale dei bianchi”.

Qualcuno, invece, pensa che di integrazione l’Italia non abbia bisogno e che la soluzione sia quella, molto raffinata, di mandare “gli stranieri tutti a casa”. Se questo qualcuno volesse un po’ ragionare, potrebbe leggersi i dati che parlano della domanda crescente delle aziende verso i lavoratori stranieri; e le stime di Confindustria secondo cui tali lavoratori contribuiscono per circa l’8-9% alla creazione di valore aggiunto nel nostro paese.

Ma se proprio questo qualcuno non vuole affogare nei numeri, ascolti il portavoce dell’Ucoi, l’unione delle comunità islamiche italiane, Ezzeddine Elzir: «Per le prossime elezioni formazioni politiche di ispirazione islamica saranno, a livello nazionale, una realtà anche in Italia. Nome e simbolo sono allo studio. E formazioni simili arriveranno già alle prossime amministrative, in Lombardia e in Piemonte».
Ecco, un paese moderno deve lavorare perché entro breve tempo non ci sia più bisogno né di partiti islamici né delle varie Ucoi che sulla fede edificano il loro potere e le loro ambiguità.

19 novembre 2009
 
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