farefuturo.it
farefuturo.itfarefuturo.it
Sei in: Home » Newsletter

Newsletter Rss


Anzi, sarebbe un avvicinamento ad altre grandi democrazie occidentali

Referendum, se vincono i sì
nessun "rischio tirannide"

Addirittura, il referendum di giugno può farci scivolare verso la «tirannide». È il timore di Roberto Calderoli, il ministro per la Semplificazione normativa che però di semplificare la nostra attuale legge elettorale non ne vuole sapere. Se vincesse il , ci troveremmo davanti al rischio di «un attentato alla democrazia del paese», avremmo una «legge mostruosa» che potrebbe mettere a repentaglio «la tenuta democratica» dell´Italia; verrebbe partorito un sistema, insomma, con cui «chi ha ottenuto il 25% dei voti» potrebbe «avere il 55% dei seggi in Parlamento». E poi, il colpo di grazia: «neanche nel periodo fascista è stata fatta una cosa del genere». L´affondo non giunge inaspettato: la Lega si batte da tempo contro i quesiti, d´altronde ne va della sua sopravvivenza politica. E dunque, niente Election Day il 6 giugno. Ma poi, dopo il terremoto, l´idea di poter risparmiare 400 milioni di euro non è dispiaciuta a Berlusconi, e lo scontro è ripreso.

Quelli di Calderoli sono però argomenti «deboli, ai limiti dell´inconsistenza» secondo Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl. E il rischio che il ministro paventa per il futuro è, in realtà, già un prodotto della sua legge, il famigerato Porcellum: «che il beneficiario del premio di maggioranza sia una lista, anziché una coalizione pluripartitica, non cambia la natura del beneficio» scrive Della Vedova sul suo sito libertiamo.it.

Certo, con il referendum si avrebbe una specie di "grande maggioritario con collegio unico" e un qualche effetto "disrappresentativo". Ma è la regola di quasi tutte le democrazie occidentali, che spesso si prendono a modello. Lo fa notare Sofia Ventura, docente di Scienze politiche all´Università di Bologna: «è comunque normale che i partiti maggiori siano sovra-rappresentati nelle grandi democrazie: serve a garantire maggioranze solide ed esecutivi stabili. È un sistema che funziona, e funziona bene, basta vedere il Regno Unito, tanto per fare un esempio». Insomma, si tratta andare verso il giusto equilibrio tra esigenze di rappresentatività e di stabilità dell´esecutivo.

È chiaro che con una vittoria dei , i partiti più piccoli dovranno necessariamente riadattarsi al nuovo sistema, ragionare e prepararsi ad affrontare le sfide elettorali in un nuovo contesto. Ma «non sarà una ghigliottina, piuttosto una riorganizzazione; e poi nulla impedisce gli accordi di lista tra formazioni minori» sottolinea ancora Sofia Ventura. Tenendo presente, alla base di tutto, che ci troveremo davanti a un cambiamento non solo strutturale, ma anche e soprattutto "comportamentale". Con il nuovo sistema, gli elettori si concentreranno ancora di più sui grandi partiti, con la conseguenza che, per tranquillizzare Calderoli, il primo partito italiano avrà almeno il 40%, non certo il 25%. E comunque, si domanda la professoressa, «non è più grave che, come avvenuto grazie alla legge elettorale attuale, un partito del 4% o addirittura meno possa tenere sotto scacco un paese e ricattare un governo di cui fa parte? D´altronde, basta ricordare quello che è successo con il governo Prodi...».

E, infatti, Giovanni Guzzetta, uno dei "padri" del referendum, si dice assolutamente convinto che «se c'è una cosa realmente antidemocratica in questo momento nel nostro paese, è la pretesa della Lega di esercitare un potere di veto e di fare ricatti alla maggioranza con il suo otto per cento dei voti». Ma per il giurista è «ancora più scorretto» il fatto di «sfruttare delle posizioni istituzionali che attualmente occupano i suoi dirigenti, a cominciare dal ministero dell'Interno, per boicottare e sabotare un istituto di democrazia come il referendum».

A questo punto, la data più probabile sembra essere quella del 21 giugno. Ma ci sono due problemi. Intanto, la legge impone che la consultazione si tenga entro il 15 (e sarebbe necessaria una modifica urgente); poi, non si risolverebbe certo il problema dello spreco di soldi: «lo spreco sarebbe comunque di 313 milioni», dice Guzzetta, augurandosi che i due grandi partiti siano capaci di «quel colpo d´ala che cambierebbe il volto della democrazia italiana».

Federico Brusadelli

14 aprile 2009

 
| STAMPA | ARCHIVIO

gestisci articolo

Ffwebmagazine ti da la possibilità di condividere questo articolo sui più famosi social network della rete

Bookmark and Share