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Deputate e studiose analizzano il ruolo femminile in un workshop di Farefuturo

Donne in politica
senza stereotipi e con merito

Le donne devono avere la possibilità di accedere alla politica, e nei posti di rilievo, purché siano competenti e preparate, principio valido per loro come per i colleghi uomini.
Occorre superare gli stereotipi che condizionano il coinvolgimento della componente femminile in politica, e che spesso sono esasperati dai mass media. Alle donne devono essere dati gli strumenti perché possano essere messe in condizione di essere madri ma anche professioniste. Sono alcuni dei punti più rilevanti emersi dal workshop “Donne e politica” organizzato dalla fondazione Farefuturo, che si è svolto oggi con la partecipazione di studiose e di alcune deputate del Pdl e del Pd.

Per Catia Polidori, già presidente dei giovani di Confapi e onorevole del Pdl, che ha aperto i lavori, le donne in politica apportano passione, dedizione, ma ci sono regole non scritte che le tengono lontane dalle posizioni di potere. E il problema non è tanto quello delle quote rosa, ma le rendite di posizione, la scarsa solidarietà tra donne, lo spazio non ancora sufficiente dato alla meritocrazia. Perché, dice, negare a una donna laureata e poliglotta la possibilità di impegnarsi in politica soltanto perché ha lambito il mondo dello spettacolo?

 La bellezza non deve essere un motivo di discriminazione ma al tempo stesso, come ha messo in evidenza Barbara Saltamartini,  non può nemmeno essere l’unico criterio di selezione della classe dirigente. Anche Sofia Ventura, docente di Scienza politica all’università di Bologna ha sottolineato l’importanza della meritocrazia: non è che aver fatto spettacolo, di per sé dovrebbe penalizzare, non è di per sé qualcosa di negativo. La riflessione, piuttosto, è su quali siano i percorsi che devono portare alla selezione di chi poi rappresenta i cittadini in Parlamento.

Linda Lanzillotta, deputata del Pd, ha ironizzato che la bellezza non è una colpa, anzi: se anche i maschi migliorassero il loro aspetto non sarebbe male. E se Anna Maria Bernini, vice portavoce del Pdl – ha invitato ad aspettare di conoscere quali saranno le candidature, Wanda Montanelli, responsabile della consulta delle donne dell'Italia dei valori, sposta l'attenzione sul problema della mancanza di donne tra coloro che nelle segreterie di partito scelgono i candidati. Gli uomini, secondo lei, preferiscono donne "rassicuranti" e, se sono "competenti", non le vogliono perché "non li rassicurano". E poi ha affondato sul presidente del proprio partito, Antonio Di Pietro, definendolo “un maschilista assoluto”.

Donata Francescato, docente di Psicologia di comunità all’università La Sapienza di Roma, ha parlato differenze culturali tra uomini e donne: gli uni hanno una tendenza "aggressiva-assertiva", le altre un’inclinazione "cooperativa-comunitaria". Ciò vuol dire che le donne hanno una maggiore tendenza alla negoziazione, alla risoluzione dei conflitti, al bene comune più che all’interesse individuale, al servizio. Mentre gli uomini sono più propensi alla visibilità, al riconoscimento del loro ruolo.

Per aprire la strada alle donne in politica e nei posti di potere, che non siano i soliti ministeri tradizionalmente assegnati a loro come l’Istruzione, la Sanità e le Pari opportunità, devono essere accantonati gli stereotipi che, come ha sottolineato Donatella Campus, docente di Comunicazione politica all’università di Bologna, vogliono le donne più aperte alla negoziazione, più appassionate, più lavoratrici e diligenti, e gli uomini più severi, duri, assertivi, capaci di reggere lo scontro e quindi più in linea con il ruolo di leader. Le donne devono mettere in campo sempre di più le capacità di guida e comando ma senza per questo diventare come gli uomini.

Esse, insomma, per farsi strada nei posti di potere, più che ricalcare la durezza e l’aggressività dei loro colleghi dovrebbero essere più assertive, più sicure delle proprie competenze e potenzialità. E fare rete, essere solidali tra di loro.

28 aprile 2009

 
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