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Le indicazioni del governatore di Bankitalia

Draghi: «Senza le riforme
l'Italia resta indietro»

Riforme, riforme radicali per uscire da una spirale negativa iniziata molto prima del crollo dell’economia mondiale. È la direttiva, l’invocazione quasi, arrivata dal presidente della Banca d’Italia, Mario Draghi, nelle considerazioni finali all’assemblea ordinaria dei partecipanti. Perché, per avere gli effetti sperati, «il completamento degli ammortizzatori sociali, la ripresa degli investimenti pubblici, le azioni di sostegno della domanda e del credito» dovranno essere «coniugati con riforme strutturali: non solo per dire ai mercati che il disavanzo è sotto controllo, ma perché queste riforme costituiscono la piattaforma della crescita futura».

Perché la ripresa sia solida occorre una riforma “organica e rigorosa”, che non significa una rivoluzione dell’impianto attuale ma un miglioramento degli strumenti a disposizione, come per esempio un “buon sistema di ammortizzatori sociali” per chi è rimasto senza lavoro ed è alla ricerca di un nuovo impiego. Cassa integrazione e indennità di disoccupazione ordinarie, dunque, per Draghi devono essere “opportunamente adeguati e calibrati”.

Pur esprimendo apprezzamento per alcune riforme avviate dal governo, in particolare quelle della pubblica amministrazione e del federalismo fiscale, purché si traducano in «una maggiore efficienza nell’utilizzo delle riforme pubbliche», il governatore di Bankitalia ha insistito sulla necessità di avviare riforme per rilanciare l’imprenditoria, l’occupazione e i consumi depressi. Perché, se si  proseguisse sulla via della decurtazione dei redditi delle famiglie, si rischierebbe di innescare una spirale perversa che condurrebbe a un’ulteriore riduzione della produzione e alla chiusura di nuove imprese. Draghi propone anche un aumento graduale dell'età pensionabile, per innalzare «sia il reddito disponibile delle famiglie sia il potenziale produttivo dell’economia»

Per rilanciare il paese, occorre «elevare la qualità e la quantità del capitale umano e delle infrastrutture fisiche», per assicurarsi un domani più competitivo. Servono, quindi, riforme che non interessino soltanto il sistema del lavoro e dell’impresa ma che incoraggino il miglioramento dell’economia in generale. «Le misure di riduzione della spesa  corrente - ha detto Draghi - vanno introdotte nella legislazione subito. Una volta superata la crisi, il nostro paese si ritroverà non solo con più debito pubblico, ma anche con un capitale privato - fisico e umano - depauperato dal forte calo degli investimenti e dall’aumento della disoccupazione».

Per evitare questo rischio occorre restituire speranza al paese, ma non una speranza artificiosa, bensì una fiducia nel contratto sociale, attraverso un’azione paziente e “conseguente”, senza strappi ma che segua una progettualità. 

29 maggio 2009

 
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