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La politica che serve all'Italia in crisi

Le idee sono di chi se le prende

di Federica Colonna Le idee non sono di destra o di sinistra. Sono di chi se le prende.

La citazione attribuita a Tony Blair potrebbe essere la sintesi del mancato racconto italiano, l’antitesi all’opzione secondo cui, grazie alle scosse interne, agli Aiace e alle trame, si fa politica. Anzi, si fa la Politica, quella vera, quella con la p maiuscola, quella che ci vuole per un’Italia affaticata, in crisi, zoppicante.

Ma siamo sicuri? Siamo sicuri che la guerra (politica) di oggi sia una guerra di posizionamento? Siamo sicuri che sia sufficiente mettere i carrarmatini gialli viola blu del Risiko partitico dentro gli accordi giusti? E poi, in fondo, con quale obiettivo, per realizzare cosa? Una politica diversa, più efficace, più popolare, più capace di incidere nella vita concreta delle persone e più adatta a costruire il futuro? Mi viene il dubbio che serva altro. Che ci vogliano le idee, quelle che non sono di destra né di sinistra ma che danno un’opportunità di scelta, di vita, di impegno personale e politico. E queste idee non le vedo. Mi sembra stiano altrove.

In un altrove geografico (Usa?), culturale (non ora, non qui), politico (think thank?), storico (vi ricordate quando i leader erano leader, i progetti progetti, le proposte proposte? E non è nostalgia…). The free dictionary dà una definizione di idee come «l’essenza delle cose al di là della loro manifestazione concreta». L’idea, quella che ci vuole, allora, è il progetto paese, è la prospettiva a cui tendere, il mondo da fare. Non se ne parla, però, nell’agenda giornalistica. La rappresentazione politica resta schiacciata sul concetto di immediato, breve, puntuale in senso cronologico. Il vero dramma della politica italiana sta qua: la cattiva gestione del tempo.

Non parlo (solo) del tempo quotidiano, quello per cui l’autobus arriva sempre in ritardo, la connessione wireless carica Google impiegando lunghi minuti ed è già tanto se la trovi (tutti italici problemi, e scusate se è poco). Parlo del tempo come risorsa primaria della politica, come elemento centrale nella crescita di un paese, come risorsa da gestire, dosare e usare con accuratezza e seguendo il percorso, per quanto tortuoso, di un obiettivo. La politica, quindi, per essere tale, deve essere capace di gestire tempi lunghi e brevi, di dare risposte concrete ed efficaci e, in contemporanea, di tendere sempre al futuro.
Ogni proposta deve stare dentro un’idea di mondo, lunga da venire, quotidiana da costruire.
La tattica politica, la guerrucola di posizionamento è, appunto, solo tattica e ci perdi anche a Risiko, il sabato sera.

La tattica, infatti, esclude il tempo lungo perché è tutta concentrata su quello personale, individuale, proprio dell’io politico, al massimo di un parziale noi politico, quello della cara famiglia, degli amici di sempre, non certo del noi politico, collettivo, comunità. Ecco il problema allora: il recupero del noi politico, del senso di comunità e di paese, passa solo attraverso la capacità di esprimere idee, di dare opportunità. Che non sono per forza di destra o di sinistra. Sono di chi se le prende. Qualcuno ha cominciato a correre?

16 giugno 2009

 
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