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Se il "moralmente corretto" rischia di creare pericolosa ignoranza

Un’ “educazione” senza tabù...

di Filippo Rossi Sono quelle notizie che non vorremmo leggere. Anzi, che sembrava ormai impossibile dover leggere. Sarà stato inguaribile ottimismo, o forse solo illusione, ma l’idea che l’Italia fosse diventata, con tutte le sue immancabili contraddizioni, un paese finalmente moderno era ormai abbastanza “stabile” e “solida” nei pensieri quotidiani. Sembrava cosa scontata che il nostro paese avesse perso, con mille strappi e qualche passo all’indietro, quella ancestrale tara fatta da un miscuglio mal assortito di conservatorismo e bacchettonismo.

Così non è, evidentemente. Almeno a leggere la notizia che arriva da Milano. La Asl meneghina ha vietato ai suoi operatori di fare educazione sessuale agli studenti sotto i sedici anni. Da ora potranno solo istruire mamme e insegnanti, a cui spetterà poi il compito di rispondere alle domande dei giovani. Una circolare, datata 18 giugno, cancella infatti gli incontri fra i ragazzi e gli esperti, chiamati da 30 anni a parlare alle classi senza la presenza dei professori. Nel documento, la direzione dell’azienda sanitaria dispone che «non debbano essere ulteriormente svolte attività di educazione alla salute nelle istituzioni scolastiche che prevedano un rapporto diretto fra gli operatori e gli allievi delle scuole dell’obbligo». Per poi precisare che «i destinatari diretti dei nostri interventi sono gli adulti (insegnanti e genitori) » e non i giovani, che sono «destinatari indiretti».

Un esempio per tradurre il linguaggio burocratico? Per dire: l’operatore della Asl spiegherà come si mette un preservativo al professore o al genitore. Solo questi ultimi potranno, se vorranno, quando vorranno, illustrarlo ai ragazzi. Lo spirito della circolare sembra davvero resuscitare un’idea del sesso come tabù che cozza drammaticamente con la realtà quotidiana vissuta dagli adolescenti. È lo Stato che, per non vedere e non toccare, mette la testa sotto la sabbia di un “moralmente corretto” che al minimo non ha nessun effetto e al massimo crea pericolosa ignoranza.

Viene da chiedersi, allora, se non sia il caso che il parlamento rimetta mano a una legge per l’educazione sessuale nelle scuole per togliere la materia alla casualità o alla buona volontà di genitori e operatori sanitari. Una legge che allinei il nostro paese agli standard europei. Una legge per evitare che, ancora oggi, la migliore lezione arrivi da Wody Allen e dal suo Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso... E che, sembra, ci sia ancora qualcuno che non vuole svelare.

26 giugno 2009
 
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