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Fini e Sarkozy: un approccio comune ai problemi del multiculturalismo

La “laicità positiva”
è garanzia di integrazione

di Andrea Verde Come sarà l’Italia che verrà? A quale modello ispirarsi per favorire l’inserimento degli immigrati nella nostra comunità nazionale? Gianfranco Fini ha ricordato che, in un prossimo futuro, saranno sempre di più gli italiani che non praticheranno la nostra religione o che avranno la pelle di un colore diverso, il che ci impone, sin d’ora, una riflessione sul nostro essere nazione. E ha più volte ribadito che al centro di ogni azione ci deve essere il rispetto della dignità umana, e che bisogna respingere ogni forma di xenofobia, tracciando nuovi percorsi per la cittadinanza basati sull’etica del dovere e sulla cultura dei diritti. Per guidare un processo storico così impegnativo occorre una forte coesione repubblicana, basata su di una scala di valori irrinunciabili e condivisi.

Sulla stessa lunghezza d’onda, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha recentemente dichiarato che «le società hanno bisogno di rispetto, di dialogo e di tolleranza» e che «la dignità delle persone è il vero tesoro dell’ Europa e il suo segreto più prezioso». Il presidente della Camera ha invitato a diffidare dalla ricerca di soluzioni basate sulla visione di «stato etico». Nicolas Sarkozy ha più volte rilanciato il concetto di laicità positiva.

La laicità positiva, pur respingendo la concezione di «stato etico», non  rifiuta il pluralismo religioso. La laicità positiva implica un equilibrio di rispetto, di tolleranza e di dialogo tra il piano spirituale e quello politico. La separazione tra Stato e Chiesa, formalizzata in Francia dalla costituzione del 1905, non implica il rifiuto e la negazione delle religioni, ma stabilisce una netta distinzione tra ciò che è il credo con il suo corollario e il funzionamento delle istituzioni. Di conseguenza, se è vero che esiste una riflessione morale ispirata da convinzioni religiose, è anche vero che esiste una morale umana indipendente dalla morale religiosa.

Ma perché Sarkozy insiste sulla «laicità positiva»? Perché per la Francia, che si considera storicamente il paese dei diritti dell’uomo, questa laicità deve contribuire all’uguaglianza di tutti i francesi davanti alla legge. Ben diverso è l’approccio che si ha in altri paesi d’Europa, come l’Inghilterra e la Germania.
Souad Sbai, ha recentemente ricordato su Ffwebmagazine come «in questi paesi, la magistratura ha sempre teso a tutelare i musulmani per minacce lanciate o violenze inflitte, in nome di un multiculturalismo di stampo relativista e nichilista, adducendo come motivazione la loro differente estrazione culturale». La laicità positiva parte invece dal presupposto di regole condivise: implica l’integrazione e rifiuta il comunitarismo.

Il comunitarismo praticato in Inghilterra e in Germania è il contrario della République; è una chiusura che apre il campo a forme di settarismo e di ghettizzazione. È segregazione e spesso violenza. Nei paesi  “comunitaristi” esistono i tribunali sharitici e si tollera che un genitore possa bastonare una figlia che si rifiuta di portare il velo. In Francia la “legge Stasi” introdusse il divieto di indossare segni ostentatori, come il velo islamico, nelle scuole e negli edifici pubblici.

La laicità positiva implica una lotta senza quartiere a tutte le forme di estremismo: Nicolas Sarkozy ha recentemente dichiarato che «il burqa non è il benvenuto in Francia». Le autorità francesi sono molto vigili e tendono a reprimere in maniera esemplare ogni forma di istigazione alla violenza, all’odio razziale o religioso.

Riusciremo in Italia a farci portatori di una cultura comune che favorisca il dialogo e la comprensione ? Riusciremo ad avere una morale condivisa e a dotarci di quel minimo di regole, di norme e di codici che pongano le basi di una civile convivenza? Non si può pensare di costruire una società sull’odio e sulla diffidenza reciproca. Per tutto questo, occorre uno stato forte e autorevole che faccia prevalere l’interesse generale sugli interessi particolari.

18 luglio 2009

 
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