farefuturo.it
farefuturo.itfarefuturo.it
Sei in: Home » L'Intervista

L'Intervista Rss


Filippo Facci
E la risposta giusta ad Annozero non è la chiusura, ma la competizione

Facci: «La libertà di stampa c'è,
ma bisogna volerla usare»

di Federico Brusadelli L’allarme sulla mancanza di libertà di stampa in Italia è «semplicemente ridicolo». Parola di Filippo Facci, per anni firma del Giornale e di recente passato a Libero. Ma questo non significa che vada tutto bene. Perché la «militarizzazione» del bipolarismo rischia di schiacciare l’indipendenza di pensiero, mentre in televisione si vive l’informazione sempre più «come una grossa seccatura». E il centrodestra, più che chiudere programmi dovrebbe farne di nuovi. Anche perché se la libertà di stampa c’è, non è detto che tutti la sappiano (o la vogliano) usare. 

La Federazione nazionale della stampa italiana ha organizzato per il tre ottobre una manifestazione in difesa della libertà di stampa. Quanto c’è di vero in questo allarme, e quanto c’è di propaganda?
Di propaganda c’è tutto. Perché si tratta della periodica manifestazione di una parte politica, o parapolitica, che ha bisogno, una tantum, di manifestare. E di farlo quasi indipendentemente dal contenuto della manifestazione. Pensare che in Italia non ci sia libertà di stampa è semplicemente ridicolo. Perché la libertà di stampa c’è, e da tutti i punti di vista. Anzi, forse ultimamente ce n’è anche troppa.

Troppa in che senso?
Ce n’è troppa nel senso che si sono allargate molto le maglie di ciò che, secondo la giurisprudenza, si può scrivere senza diffamare. Su questo tema c’è molta discrezionalità. E poi, una volta si diceva che i giornali volessero scimmiottare o inseguire la televisione, ma adesso, francamente, non so più neanche cosa stiano inseguendo, nel loro tentativo di rimediare all’emorragia di vendite... Ma il punto è un altro.

E sarebbe?
Il punto è l’uso che si decide di farne, di questa libertà di stampa. Perché se la libertà c’è, ma i giornalisti non sanno cosa farne, allora siamo da capo. Partiamo dai giornali: è indubbio che negli ultimi tempi si sita assistendo a una divaricazione, a un avvitamento, a una militarizzazione tale per cui i toni si irrigidiscono e, come si compete a ogni guerra, si decide di non fare prigionieri. Così, si arriva a diffidare di chiunque non sia utile a quelli che stanno in prima linea a sparare. Insomma, non solo non c’è più spazio per i “terzisti” (o “ambeduisti”, o “cerchiobottisti”, dipende dai punti di vista), ma non c’è più spazio neanche per i semplici indipendenti, o minimamente indipendenti: tutti quelli, cioè, che non sono disposti – all’interno di una contrapposizione bipolare – a dover politicamente aderire, in maniera omnicomprensiva, a un blocco o all’altro. E allora ci si deve prendere tutto quello che è “compreso nel pacchetto”. Come se fossimo ancora in quella situazione politicamente immatura del ’94, quando si doveva decidere se stare di qua o di là.

Questo per i giornali. E per la televisione?
La situazione della tv è ancora più anomala rispetto a quella della stampa (che già è abbastanza anomala, vista la mancanzadi “editori puri”, nel nostro paese). Mediaset ha indubbiamente fatto, in questi ultimi anni, alcune precise scelte strategiche ed editoriali: oggi sarebbe impensabile avere, come in passato, un Vittorio Sgarbi libero di dire tutto quello che vuole, o Mentana (la cui dipartita è molto simbolica), o lo stesso Santoro, che fino al ’97 è stato su Italia 1. In più c’è un sostanziale disinteresse per l’informazione, che viene vista come una grossa seccatura. Non è un caso che non ci siano prime serate di informazione, su Mediaset. 

Dunque una militarizzazione che riguarda indistintamente destra e sinistra? O si declina in maniera diversa?
Vedo, più che altro, una differenza di professionalità. Perché la sinistra, con la sua propensione, o abitudine, a occupare le poltrone e usare la televisione pubblica (e così arriviamo a parlare di Rai) con lo scopo esclusivo di esercitare un potere, è molto più “navigata”, molto più abile nel mischiare la professionalità con un effettivo e sostanziale orientamento politico. Il centrodestra, che è un po’ più ruspante, un po’ più grezzo, un po’ più giovane, si fa notare di più. E dato che adesso, come dicevo prima, pare che siano tutti intenzionati a non fare prigionieri, c’è il rischio di strafare, e di buttare il bambino con l’acqua sporca. Si rischia di far chiudere tutto: non c’è trasmissione che, in qualche modo, non sia stata sottoposta a vaglio da parte di uomini di centrodestra (messi lì espressamente per farlo, tra l’altro). Il problema è che si vorrebbero eliminare trasmissioni come Annozero (che esiste solo per una sentenza della magistratura), o peggio ancora come Report (un programma che, secondo me, è, tutto sommato più obiettivo di quello di Santoro), senza però proporre modelli competitivi.

Sarebbe a dire che non ci si prova neanche, a confrontarsi con quel tipo di trasmissioni?
Esatto. Oltre a proporre l’eliminazione non si trovano alternative per misurarsi e competere. E invece sarebbe da rispondere ad Annozero facendo una trasmissione simile, o altre due, con gli stessi mezzi e lo stesso sforzo aziendale, con la stessa cura e lo stesso “calore”. Altrimenti, l’unico modello informativo che ci rimarrebbe a disposizione sarebbe quello di Ballarò o di Matrix. Una follia. Sarebbe il trionfo del parolame politico, la propaggine della ciarleria del Transatlantico in forma catodica, uno spettacolino di intrattenimento più che di informazione. Ma questo è il mio parere.

Eppure chi indice queste manifestazioni sbandiera alcune classifiche internazionali che ci vedono messi molto male, in tema di libertà di stampa…
Non c’è nessuna persona seria (e che non faccia propaganda) che non sappia quanto quelle classifiche sono ridicole: sono basate su criteri di varia natura, che poco c’entrano con quello che solitamente si prende in considerazione per definire veramente la “mancanza di libertà di stampa”. Sono classifiche che non valgono assolutamente nulla.

25 settembre 2009

 
| STAMPA | ARCHIVIO

gestisci articolo

Ffwebmagazine ti da la possibilità di condividere questo articolo sui più famosi social network della rete

Bookmark and Share