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Rania di Giordania, simbolo di un islam moderato

Se siete coerenti,
non applauditela...

di Filippo Rossi Se siete coerenti non applauditela. Non sorridete. E nemmeno trattatela con la sufficienza dedicata a una qualche vip esotica. Non chiamatela meravigliosa, come se fosse un'attrice qualsiasi. Non raccontatene la sua modernità: lo shopping, twitter, il tubino di seta, l’amore per l’arte. Non mischiatela alle notizie di un qualsiasi gossip. E non parlate del suo fascino. Se siete coerenti rimanete in silenzio di fronte alla regina Rania di Giordania. Rimanete in silenzio a pensare. Per ragionare. Per interrogarvi. Perché lei è il simbolo in carne e ossa che è possibile un islam altro rispetto ai luoghi comuni. Di quell’islam che voi dite impossibile. Rimanete in vergognoso silenzio, voi che avete riempito le pagine dei giornali con un razzismo mal celato dall’opportunità politica. Dalle frasi tipo: «È giusto ma non si può fare»; oppure: «È un’utopia»; «È inutile». Fino all’ignobile: «Ci ruberanno anche il presepe».

Inchinatevi al suo passaggio, e non perché è una regina. Rimanete in silenzio e ascoltatela parlare. Del suo mondo. Dei suoi sogni. Della sua cultura di bambina nata in Kuwait da genitori palestinesi. Di ragazza laureata in Gestione di Impresa presso l'Università Americana del Cairo. Di donna che conobbe il suo futuro sposo mentre lavorava nella sede giordana della Apple Computer. Ascoltatela parlare mentre, senza burqa, senza chador, spiega che nell’Islam non c’è posto per i delitti d’onore perché ciò che induce a commetterli sono tradizioni arretrate. Mentre dice che la cosa più importante è cambiare la mentalità delle persone: «Puoi cambiare la legge, ma non per questo cambi la realtà». Guardatela mentre, come ha detto Isabella Rauti, «dà concretezza a una nuova immagine di donna, impegnata e appassionata», che «rovescia ogni facile stereotipo» e che «può aiutare a concretizzare il dialogo tra due mondi e due culture».

Abbiate rispetto per le speranze di Rania di Giordania. Che poi sono le nostre. Oppure abbiate il coraggio di guardarla negli occhi e di dirle che no, il suo mondo è lontano dal vostro. E che i due mondi non possono comunicare, parlare, vivere insieme. Non ditelo a noi. Ditelo a lei. Senza applaudirla. Per favore.

21 ottobre 2009

 
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