farefuturo.it
farefuturo.itfarefuturo.it
Sei in: Home » Cultura

Cultura Rss


Augusto Del Noce
Il filosofo cattolico, i pericoli del marxismo e la voglia di “grande politica”

Augusto Del Noce: un liberalismo
“difficile e sapiente”

di Giulio Battioni Nei giorni scorsi, una colta conversazione ha interessato gli studiosi di Filosofia politica. Con il patrocinio del Dipartimento di Studi Politici dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, il nome e la figura di Augusto Del Noce hanno giganteggiato nel piccolo grande salotto culturale dell’Accademia di Scienze Umane e Sociali. In occasione della pubblicazione del libro curato da Gian Franco Lami, Filosofi cattolici del Novecento. La Tradizione in Augusto Del Noce, sono state ripercorse alcune delle pagine cruciali dell’opera del pensatore piemontese, in compagnia di alcuni tra i suoi preclari interpreti e allievi, dal curatore all’on. Rocco Buttiglione, da Pietro de Vitiis a Gaspare Mura, da Paolo Armellini a Roberto Valle.

Nel ventennale della morte e a un anno dal centenario della nascita, non sono mancati in questi mesi, né mancheranno nei prossimi, gli eventi che ricordano il filosofo nato a Pistoia, ma cresciuto e formatosi a Torino, e la sua enorme presenza nei piani alti del pensiero italiano di tutti i tempi. Profeta del “suicidio della rivoluzione” e della caduta del Muro di Berlino, Del Noce “vide” nel problema dell’ateismo il punto di non ritorno del marxismo e del suo tanto mostruoso quanto impossibile corollario cattocomunista. In gioventù, fu adepto del Movimento dei Cattolici Comunisti di Franco Rodano, col quale avrebbe poi rotto bruscamente per pronosticare il fallimento del marxismo come filosofia della dissoluzione della filosofia, “verificato” dalla caduta del Muro di Berlino.

La “scienza politica” marxiana e il pensiero “rivoluzionario”, secondo Del Noce, erano destinati al “suicidio” poiché, conseguito il potere, la classe operaia non avrebbe mai ottenuto la libertà promessa. Rifiutando la “trascendenza” soprannaturale e la categoria di “status naturae lapsae”, vale a dire il “peccato originale”, il marxismo sostituiva la religione con l’ideologia, in un primo tempo, e in seguito con l’edonismo. Nel Problema dell’ateismo, Del Noce descrive l’ambiguità sottesa al pensiero moderno: l’uomo storicamente esistente ha una natura puramente razionale, come voleva Cartesio, o all’opposto una natura decaduta nel peccato e bisognosa di redenzione?

L’ateismo moderno è l’esito del processo razionalistico di secolarizzazione che dà vita all’Oltreuomo di Nietzsche. Esso non rappresenta affatto il destino dell’Occidente, ma solo uno dei lati della sua storia filosofica, essendo l’altro rappresentato dalla Riforma cattolica che coniuga Pascal a Malebranche, Vico a Rosmini, per approdare agli studi di Gilson. La modernità è ambigua ab origine ed è storia di un problema irrisolto, in ultima analisi il problema radicale del male. Marx, in base a una “opzione postulatoria”, e quindi infondata, circa la condizione ultima dell’essere umano, non più peccatore, né aspirante alla salvezza, riduce l’uomo a problema storico e storicamente solvibile mediante un soggetto sociale e la sua prassi.

Quest’analisi porta il pensatore piemontese a un impegno politico diverso da quello marxista, diverso nel suo fondamento antropologico e completamente altro nella definizione di una posizione metafisica tanto debitrice della “linea italiana”, inaugurata da Rosmini e Gioberti, quanto geniale nel ricondurre la politica, attraverso Platone e sant’Agostino, al problema religioso della trascendenza. Il contributo delnociano alla causa di un ritorno alla “grande politica”, a una politica vissuta come pensiero radicale della “città dell’uomo” e della “Città di Dio”, rimane oggigiorno di estrema attualità, allorquando profetizza, con l’epilogo totalitario delle ideologie del Novecento, il “pallido chiarore” dell’era post-ideologica, una “società del benessere” non meno incapace di guardare alla trascendenza e non meno disumana.

La critica della modernità formulata da Augusto Del Noce vede nel cristianesimo l’unica garanzia della “laicità” della politica, secondo una “filosofia della Tradizione” estranea a ogni “tradizionalismo” confessionale e filosofico. E sul terreno di questa “estraneità”, infatti, si gioca la delicata partita fra coloro che di Del Noce condividono il pensiero e l’esperienza personale della fede cristiana e coloro che, prescindendone, cercano di mantenerne il richiamo a un “Platone senza platonismo”, per ricreare un pensiero “antico” che tranci di netto, e senza troppi complimenti, ogni relazione con il mondo ebraico-cristiano.

Del Noce è però legato a una “tradizione” profondamente connessa alla realtà viva della storia, nella quale l’Evento cristiano è decisivo per l’elaborazione di una filosofia della trascendenza che abbia a cuore il destino dell’uomo. Nella sua declinazione politica, il pensiero delnociano è nella sostanza liberale. Un liberalismo “metodologico”, per così dire, umanistico e aristocratico, certamente contrario all’economicismo mercantile né più né meno che al materialismo marxista. Un liberalismo “difficile”, riservato a persone di “buona volontà”, capaci di individuare i problemi e avanzare le domande. Un liberalismo “sapiente” perché capace di pensare il rapporto fra libertà e autorità nel senso di un equilibrio che rifletta il mistero della miseria e della grandezza della natura umana.

29 ottobre 2009

 
| STAMPA | ARCHIVIO

gestisci articolo

Ffwebmagazine ti da la possibilità di condividere questo articolo sui più famosi social network della rete

Bookmark and Share