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Perché ci piacerebbe vedere Bonino o Polverini alla guida della Regione Lazio

Due donne in corsa
per ridare credibilità alla politica

di Barbara Mennitti Pare, alla fine, che persino da questa misera vicenda che ha travolto il presidente della Regione Lazio possa uscire qualcosa di buono. Ci riferiamo ai nomi che circolano in questi giorni per le possibili candidature alla carica di governatore del Lazio, a due in particolare, Emma Bonino e Renata Polverini, espressioni dei due schieramenti contrapposti.

Ci piacciono perché sono due donne, ma non solo per questo. Ci piace Emma Bonino, perché è riuscita ad attraversare decenni della nostra storia, con un’evoluzione sempre rintracciabile. Da enfant terrible della politica italiana, quella che guidava i cortei abortisti di donne incazzate, è diventata prima Commissario europeo, poi ministro e oggi vicepresidente del Senato senza mai perdere quel suo tratto da “irregolare”. A Bruxelles ancora ricordano con stupore quando si fece calare da un elicottero su un peschereccio spagnolo: roba da matti per gli imbolsiti burocrati europei, abituati a gestire la politica a suon di rapporti e direttive. Riesce a presiedere autorevolmente una seduta del Senato, per poi andare a occupare la sede della Commissione di vigilanza Rai o passare la notte in picchetto davanti a Palazzo Chigi, ancora pronta a accalorarsi per le cause dei derelitti del mondo.

Ci piace Renata Polverini, perché è la prima donna in tutta Europa che sia diventata leader di un sindacato e, per giunta, del sindacato della destra: ha abbattuto due barriere con una sola spallata. La Polverini è riuscita a farsi largo in uno dei settori più tradizionalmente maschili della nostra società e lo ha fatto solo grazie alla sua capacità e alla sua competenza, arrivando a dare un ruolo e una visibilità a un’organizzazione da sempre schiacciata dalla triade Cgl-Cisl-Uil. «Scegliendo me non si candida una persona, ma un profilo», ha detto recentemente Renata Polverini, proprio a dimostrare che questa candidatura sarebbe un tributo a un percorso politico.

Sono due donne che ci piacciono, perché espressione di competenza, di serietà, di onestà intellettuale. E ci piace anche il fatto che, quando ha bisogno di riconquistare credibilità, la politica non può che ricorrere alle donne. Quelle vere.

29 ottobre 2009
 
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