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Fiorella Mannoia
La cantante precisa il senso della sua lettera al presidente della Camera

Mannoia: «Fini a sinistra? Ma no,
meglio una destra moderna»

di Federico Brusadelli «Ma altro che leader della sinistra! Nella mia lettera chiedevo semplicemente a Fini di costruire una destra moderna ed europea, con cui dialogare…». Nessuna richiesta al presidente della Camera di assumere la leadership del Pd, anzi. Fiorella Mannoia ci tiene, dopo l’articolo pubblicato sulla Stampa di oggi (Mannoia la rossa: “Fini guidi la sinistra”) e dopo il nostro corsivo di risposta, a precisare il senso vero, al di là delle semplificazioni giornalistiche, della sua lettera rivolta a Gianfranco Fini.

Niente Pd guidato da Fini, insomma?
Quella che è uscita è un’interpretazione completamente sbagliata di quanto ho scritto. Non so come è potuto accadere, anche perché la mia lettera (che tra l’altro ho scritto per il mensile dei miei amici del Teatro del Sale) è chiara: è l’invito a guidare una destra democratica, a liberarsi del troppo becerume, a costruire una destra conservatrice moderna con cui la sinistra, come avviene in tutte le altre democrazie europee, possa dialogare. Ed è una lettera che ho scritto, tra l’altro, da cittadina “con il cuore in mano”, e non da “persona di sinistra”.

Quindi nessuna sconfessione di Bersani e dei vertici del Partito democratico?
Ma no, assolutamente no. Anzi, per fare chiarezza posso leggere il testo integrale della lettera?

Prego.
Onorevole Fini,
Non le nascondo, per onestà, che non mi sono mai trovata d’accordo con lei, anzi spesso le sue opinioni mi irritavano, le nostre posizioni, evidentemente e naturalmente distanti, mi impedivano di trovare qualche argomento condivisibile. Ma da un po’ di tempo a questa parte alcune sue dichiarazioni mi sorprendono, mi pare di trovare in lei quel buon senso di cui abbiamo così tanto bisogno, i suoi interventi spesso lasciano trasparire una volontà di dialogo, un’apertura su temi che ci hanno visti contrapposti per così tanto tempo. Mi chiedo: che cosa sta succedendo? Ed ecco che la diffidenza riprende il sopravvento: è una strategia? Lei è un uomo intelligente, uno dei pochi politici puri di quel panorama, me lo lasci dire, desolante che è la sua coalizione di governo. Sicuramente ha capito (e ahinoi non ci vuole molto) che a sinistra c’è un vuoto, e che gli elettori sono giustamente disorientati, arrabbiati, disillusi e allora forse cerca di blandirli con dichiarazioni più vicine al pensiero di sinistra per indurli a dirottare i voti degli indecisi su di lei. Ecco mi dico: sarà così, sta preparando il terreno per una nuova coalizione! E rimango, sempre per onestà, più propensa per questa teoria, non per diffidenza ideologica, ma perché ho sempre pensato che le persone cambiano raramente. Tuttavia voglio lasciare uno spiraglio all’ottimismo e voglio pensare che anche per lei la misura è colma e che anche lei comincia, come noi, a vergognarsi di essere rappresentato così male agli occhi del mondo intero e che, come noi, è stanco di questo populismo da quattro soldi, di questa retorica da bar, di questo senso dell’umorismo da caserma, di questo clima di intolleranza e di violenza che si respira, di questa decadenza culturale, etica, storica. Onorevole Fini, io non lo so, ma la prego, se lei è davvero in buona fede, ci aiuti a venirne fuori. Si liberi della sua attuale coalizione, vada avanti, formi un partito conservatore di gente onesta, e ce n’è tanta che non si riconosce in questa destra, con la quale si possa dialogare in maniera democratica e civile, come in tutti i paesi europei. Magari ci scontreremo ancora sui temi che ci vedranno in contrapposizione, come in tutte le democrazie, in un clima appassionato sì, (la politica è passione), ma civile. Dia il suo contributo a restituire dignità a questo paese che non si merita di essere rappresentato in questo modo, e da sinistra, (facendo anche noi il nostro dovere di pulizia laddove ce ne sarà bisogno), le daremo il benvenuto.
Distinti saluti,
Un cittadino

Ma cosa la colpisce in particolare dei cosiddetti “strappi” di Fini?
Tutto mi colpisce. E penso: finalmente qualcuno che parla con un po’ di buon senso, al di là della destra e della sinistra!

A proposito di dialogo e buon senso, c’è chi si allarma per un possibile ritorno degli anni Settanta. Condivide questa preoccupazione?
Sì, onestamente ho un po’ paura. Ecco perché vedo in Fini un rappresentante di quel buon senso necessario per evitare che le contrapposizioni si trasformino, poi, in scontro violento. C’è un clima di tensione, percepisco una recrudescenza dell’odio, anche contro gli omosessuali, gli extracomunitari. Per carità, la sinistra ha le sue colpe, le sue responsabilità, di questo ne sono convinta. Ma incrementare l’odio – e in questo la Lega, va detto, fa la sua parte – non ci porta da nessuna parte: bisogna puntare al dialogo. Oltretutto siamo in un momento di crisi, le fabbriche chiudono, i problemi da affrontare sono seri: non ci possiamo permettere di scontrarci in questo modo, di andare gli uni contro gli altri. Non posso credere che ci siamo ridotti così. E le posizioni di Fini sugli extracomunitari, sull’Islam, sulla lotta all’omofobia, sono segni di avvicinamento e non di contrapposizione.

Insomma, per lei le posizioni di Fini sono comunque posizioni di destra?
Sì, e credo non siano idee minoritarie nelle persone che si definiscono di destra: c’è una destra civile e democratica, che non si riconosce nel populismo da quattro soldi. Ce n’è tanta di gente, a destra, che dice “meno male che c’è Fini”. Certo, magari Feltri non è d’accordo, ma in tanti capiscono, ormai, che la destra italiana deve diventare più moderna ed europea.

30 ottobre 2009

 
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