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Proteste urbane per l'ennesima ciclista travolta per strada

I Fori Imperiali si illuminano
per Eva morta in bici

di Cecilia Moretti Oggi i Fori Imperiali si illumineranno per lei. Una fiaccolata di ciclisti, ma non solo, per ricordare Eva Bohdalova, la ragazza ceca di 28 anni uccisa nella notte tra il 29 e il 30 ottobre scorsi mentre tornava a casa dal lavoro in bicicletta. Ennesima vittima della strada, Eva è stata travolta da una macchina che correva troppo ai Fori Imperiali, mentre tornava a casa dal lavoro, pedalando. Pare che un taxi l’abbia investita alle spalle. Impossibile da evitare.

Di ciclisti, in Italia, ne muore praticamente uno al giorno, 352 all’anno, in media, con la sola colpa di aver scelto il mezzo di locomozione sbagliato. «Chi va in bicicletta – denuncia Edoardo Galatola, responsabile della Sicurezza per la Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta – muore per la velocità incontrollata delle macchine. È la velocità il grande problema degli spazi urbani, non ci sono regole adeguate né controlli».

Inforcare la bicicletta in città dovrebbe essere un atto utile alla forma fisica e meritorio per la collettività che ne guadagna in aria pulita e ordine pubblico, ma ormai è una scelta per arditi. Specialmente nelle metropoli e a Roma in maniera impressionante, addirittura a rischio vita. Nel nostro paese pedoni e ciclisti, costantemente esposti al pericolo, costituiscono il 40% del totale delle vittime, contro la media europea del 20%. In tutti i paesi civili esistono tracciati dedicati e segnaletiche appropriate che consentono la circolazione di ogni mezzo, pedoni compresi, in tutta sicurezza. Ma nel nostro paese questo genere di infortuni sta raggiungendo le dimensioni di una strage.

Per questa situazione italiana esasperante, la morte di Eva ha scatenato un autentico tam-tam via web, per fare in modo che una tragedia evitabile possa almeno, oltre al grande dolore, portare almeno un risultato di consapevolezza e l’ottenimento di qualche attenzione in più verso le categorie della strada meno rispettate.

Ormai sembra sempre più che le città siano a uso esclusivo delle macchine: centro storico, parchi, scivoli per disabili, piste ciclabili, marciapiedi, spazi pedonali, le auto invadono tutto. Ora basta. Blogger e associazioni chiedono giustizia e verità, e «misure non più rinviabili per la sicurezza di ciclisti e pedoni».

E non bastano luci, campanelli, gilet catarifrangenti e vari espedienti precauzionali del genere, né quest’emergenza «si risolve con le piste ciclabili», precisa Paolo Bellino, uno dei più attivi nella rete delle ciclofficine romane di critical mass. «Le macchine devono prima di tutto rallentare – spiega –, devono dare spazio alle biciclette, che sono una componente del traffico urbano». Ma il nocciolo della questione è, innanzitutto, il rispetto delle regole. A partire da quelle che dovrebbero tutelare i più indifesi.

6 novembre 2009

 
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