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Il web è un paesaggio mentale: non mettiamo muri e barriere

La politica non fermi
la Rivoluzione della Rete

di Federico Brusadelli Far crescere la Rete, far crescere il futuro. Potrebbe essere questo, lo slogan. È caduto un Muro, ma ne sono rimasti ancora tanti in piedi. E tanti se ne costruiranno, purtroppo. Reali o astratti, mentali o concreti. E allora Farefuturo ha deciso di ricordare il 9 novembre 1989 senza addormentarsi sugli allori della storia, volgendo lo sguardo al domani, verso la “società globale”. Guardando soprattutto allo strumento che si è dimostrato il più potente antidoto alle barriere di ogni tipo: la Rete. Sì, la Rivoluzione del Millennio è il passaggio dal “mondo offline” al “mondo online”, perché il web per sua natura abbatte i muri, contamina, mescola, connette e collega. Un’arma di “costruzione di massa”, si è detto nel corso del barcamp organizzato dalla Fondazione per discutere di come “navigare oltre il muro”. Internet abbatte i muri, dunque. E costruirgliene uno attorno, di muro, magari per paura del cambiamento – come si rischia di fare nel nostro paese – è cosa miope e controproducente.

Internet veloce, banda larga, condivisione, personal democracy: le parole d’ordine del nuovo millennio stentano ad affermarsi in Italia. E questo è un problema serio. Una «rivoluzione inavvertita», l’ha definita Paolo Ferri, professore di Teoria e tecnica dei nuovi media alla Bicocca di Milano. E il fatto che il taglio dei finanziamenti alla banda larga non abbia causato proteste eccessive, sia passato in sordina quasi come fosse un divertissement per patiti delle nuove tecnologie, ne è la chiara dimostrazione. Come il fatto che – come ha ricordato in apertura Fiorello Cortiana – il Parlamento italiano, quando si tratta di Internet, «o non capisce i cambiamenti, o crea problemi». Eppure l’importanza della Rete è evidente: «domani sarà tutto nella Rete», secondo Gianluca Petrillo di Microsoft. E già oggi «se non siamo nei motori di ricerca – ha detto Giovanni Marinetti – o se non siamo nei social network, ci sembra di non esistere. Però manca – questa la diagnosi di Claudio Velardi – una «cultura politica della rete»: se il premier italiano si vanta di non usare internet e in America il nuovo presidente viene eletto anche grazie al popolo di Facebook, un problema c’è.

Certo, non si deve esagerare nel magnificare il presunto effetto taumaturgico della Rete. Qualche pericolo c’è: il filosofo e parlamentare Eugenio Mazzarella avverte che i social network possono causare un «collasso nella costruzione dell’identità». È vero, e i problemi “morali” che l’onnipotenza telematica può consegnarci non vanno taciuti o nascosti. È vero che la sicurezza della Rete è un problema e rischia di essere un ossimoro («cosa significa governare la complessità?» si è chiesto Arturo Di Corinto, giornalista e ricercatore presso il Cattid dell’Università La Sapienza). È vero che – come ha sottolineato Andrea Rossetti, professore di Informatica giuridica – «la tecnologia non crea diritti». Ma è anche vero che proprio la cristallizzazione delle identità (cosa altro sono i muri se non questo?) è il preludio di quasi tutti i conflitti. “Indebolire” le identità – in senso virtuoso, beninteso – può essere una scommessa per il futuro. E oltretutto la Rete è senza dubbio uno strumento che potrebbe creare un vero «pluralismo dell’informazione», come ha detto Marco Pancini di Google Italia.

E allora, ci sembra il caso di chiedere più investimenti nelle nuove tecnologie, più interesse per gli sviluppi della comunicazione, più attenzione alla direzione in cui si muove la nostra società. Più lungimiranza, insomma. Soprattutto da parte di un mondo politico troppo fermo (soprattutto in Italia) a vecchi schemi e vecchie forme. Un po’ di contaminazione dal web, un pizzico di “anarchia positiva” magari non farebbe male, insomma. Ma soprattutto, la Rete non è uno strumento, piuttosto un sistema, un paesaggio mentale che dovrebbe essere accessibile a tutti. Mettere paletti, muri e confini su questo paesaggio sarebbe una sciocchezza.

10 novembre 2009

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