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L'emendamento Della Vedova: no all'eutanasia, no all'accanimento

Fine-vita, una "soft law"
che allontani lo scontro ideologico

di Alessandro Oriente No all’eutanasia. No all’accanimento terapeutico. Ma ampio spazio per la volontà del malato e della sua famiglia. Quello che serve per regolare la spinosa questione del testamento biologico, insomma, è una “soft law”. Una legge quanto più possibile discreta e a-dogmatica. È l’opinione di Benedetto Della Vedova, deputato del Pdl, e dei suoi colleghi parlamentari di maggioranza (una quarantina) che hanno depositato alla Camera, in Commissione Affari sociali, un emendamento al disegno di legge Calabrò (il testo sul fine-vita approvato sull’onda emotiva del caso di Eluana Englaro). Non è una semplice modifica, ma – come spiega lo stesso Della Vedova – un emendamento costituito da un solo articolo, «interamente sostitutivo della proposta licenziata dal Senato». Una proposta che riprende i contenuti della lettera che il parlamentare aveva scritto un mese fa, in cui si invocava l’uscita dallo scontro frontale, per arrivare  a una formulazione «che definisca la materia caso per caso».

Il ddl Calabrò prevede l’assoluto divieto di interrompere alimentazione e idratazione artificiale, e stabilisce che le cosiddette Dat (Dichiarazione anticipata di trattamento) siano, per il medico, non vincolanti. L’emendamento Della Vedova, invece, basandosi anche su quanto previsto dal Codice di deontologia medico, mette alcuni paletti chiari e netti (niente eutanasia e niente accanimento) che lasciano però spazio alle decisioni del paziente, dei familiari, dei medici.

Sull’eutanasia il testo è chiaro: «Non sono autorizzate, neppure indirettamente, condotte attive o omissive intenzionalmente volte a provocare la morte del paziente». Altrettanta chiarezza sull’accanimento: non sono permessi «trattamenti straordinari non proporzionati , non efficaci o non adeguati alle condizioni cliniche del paziente o agli obiettivi di cura». Per il resto, si riconosce «il valore assoluto e non disponibile del consenso o del dissenso alle cure espresso dai pazienti capaci, e demanda ogni scelta di cura per le persone che versano in uno stato di incapacità al rapporto fra i loro familiari, gli eventuali rappresentanti legali e i medici, tenendo conto delle volontà precedentemente espresse dagli interessati, nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale».

Su questi temi, come è giusto che sia, c’è libertà di coscienza in entrambi gli schieramenti. Nonostante il Partito democratico abbia presentato un centinaio di emendamenti è ovvio che il dibattito ruoterà attorno al testo firmato da Della Vedova. Un dibattito che ci si augura sia – come si addice a un grande partito, rappresentativo di mondi e sensibilità diverse – pacato, sereno ed equilibrato. Che sia, soprattutto, rispettoso della drammaticità dei temi affrontati e si mantenga bene al riparo dal rischio di scivolare nello scontro ideologico.

17 novembre 2009

 
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