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Le battaglie di ragionevolezza e civiltà dei cosiddetti "finiani"

Ecco tutti i risultati
del Pdl plurale...

di Flavia Perina* Lo ammettiamo, lo spunto ci è arrivato giovedì sera, durante Annozero, dal combinato disposto delle parole di Rosy Bindi e Gaetano Quagliariello sui cosiddetti “finiani”. Avremmo potuto rispondere in trasmissione, dirà qualcuno, ed è vero: l’inesperienza è un guaio nel mondo altamente professionalizzato dei dibattiti in tv. Ma per fortuna se ne può scrivere il giorno dopo, e va bene così. Dice la Bindi: voglio vedere se i “finiani” andranno fino in fondo nelle loro battaglie. Dice Quagliariello: sì, hanno idee, le elaborano ed esprimono bene, ma sono una minoranza che alla fine non incide. E allora proviamo a fare un bilancio di ciò che quella che invece definiamo, oltre i personalismi e le etichette dei retroscenisti di professione, l’area modernizzatrice del Pdl ha portato nelle scelte concrete del Parlamento in questo primo scorcio di legislatura: non solo idee, dibattito interno, e tantomeno nobili posizioni di minoranza, ma un approccio che ha generato “cose” molto pratiche e scelte di maggioranza che il Pdl può rivendicare con orgoglio.

Al primo punto ci sono senza dubbio le modifiche ottenute al “pacchetto sicurezza” di Maroni, con la lettera dei cento guidati da Alessandra Mussolini che ha imposto la cancellazione delle norme sui “medici spia”, un’idea indegna di un paese civile per cui una persona priva di permesso di soggiorno avrebbe rischiato l’arresto se si presentava in ospedale per curarsi una polmonite. Una energica reazione ha tagliato la strada anche al progetto delle classi differenziate per stranieri, vera e propria discriminazione razziale che il nostro giornale definì apharteid: sarà pure vero che non vendiamo come il Corriere della Sera (cosa che gli amici del Giornale ci hanno ricordato anche ieri) ma nel suo piccolo quel titolo qualcosa lo ottenne.

E sempre sul capitolo dell’immigrazione e della limitazione degli effetti più perversi dell’introduzione del reato di clandestinità, è innegabile che l’ampia rete di energie, competenze, sensibilità a cui diamo spesso voce − a cominciare dall’Ugl di Renata Polverini − abbia imposto all’attenzione il tema delle badanti, mettendo anche la Lega spalle al muro e aprendo la strada alla sanatoria che ha aiutato tante famiglie. Se abbiamo una norma sulle ronde compatibile con uno Stato di diritto, lo si deve al pressing dell’area parlamentare che si è spesa sul tema, richiamando l’attenzione del governo e ottenendo impegni per un regolamento restrittivo, che evitasse armi, divise, retribuzione e tutto ciò che poteva trasformare la cosiddetta “sicurezza partecipata” in un’esibizione di muscoli padani. L’interventismo paga? È anche questo, ma non solo.

Ci sono battaglie di ragionevolezza e di civiltà che hanno bisogno solo di essere esplicitate per raccogliere consenso perché sono tutt’altro che minoritarie nel Pdl, anzi. Quando nel provvedimento sulla violenza sessuale fu inserito un emendamento che prevedeva la possibilità di affiggere manifesti wanted degli indagati per le strade e negli autobus, l’idea riuscì a farsi strada fino all’aula, un po’ per distrazione, un po’ per l’impuntatura di chi lo sosteneva. E magari sarebbe scivolata fino all’approvazione, in una giornata in cui si votava “a raffica” secondo lo schema contrapposto maggioranza/opposizione. Qualche sensato intervento dai banchi del centrodestra sull’incredibile immaginario da far west che un simile provvedimento avrebbe portato nelle nostre città ha risvegliato l’attenzione. L’emendamento è stato quindi ritirato per il timore di una bocciatura. E sicuramente è stato un bene per tutti, non per una parte.

I colleghi che si lambiccano sulle presunte “divisioni finiane”, fermi a un’idea muscolare della politica dove la differenza la fanno i numeri (di firme, o di copie vendute), dovrebbero onestamente riconoscere che alcune prese di posizione hanno avuto la capacità di intercettare e fare emergere sensibilità maggioritarie che altrimenti sarebbero rimaste (e resterebbero) latenti. È successo sui temi economici, con l’impegno di Mario Baldassarri, Andrea Augello e altri senatori che ha messo a fuoco il tema dell’Irap contribuendo a determinare le recenti scelte sul taglio degli anticipi di fine anno. È successo sul terreno difficilissimo della riforma della giustizia, dove da un’idea iniziale di riduzione indiscriminata dei termini di prescrizione si è approdati al progetto, ben diverso, del “processo breve” accompagnato da risorse economiche per i tribunali.

E ancora, ci domandiamo come saremmo usciti dal “caso Cucchi” se un gruppo di parlamentari coraggiosi − fra i quali Marcello de Angelis, Renato Farina e Melania Rizzoli, oltre a chi scrive − non avesse dato vita con Luigi Manconi a un comitato bipartisan per ottenere la verità su quel ragazzo ammazzato di botte. Appesi alle dichiarazioni del sottosegretario Carlo Giovanardi («poveretto, è morto soprattutto perché era anoressico e tossicodipendente»)? Nessuno, crediamo, condivideva quel giudizio e andrebbe ringraziato chi, fin dal primo momento, si è impegnato anche mediaticamente su una linea ben diversa.

Anche l’ultima partita, quella che si è aperta sul testamento biologico, testimonia l’utilità oggettiva di questo tipo di sollecitazioni per tutto il Pdl: l’emendamento “del disarmo” di Benedetto Della Vedova costituisce già, al di là di quel che accadrà, una sponda intelligente per i molti che non condividono l’approccio iper-regolatorio della legge prodotta dal Senato ma che, in assenza di iniziative, sarebbero rimasti silenziosi. E allora, come definire tutto questo? A noi pare un valore aggiunto per tutti, e ci stupisce quando ci imbattiamo in ragionamenti critici che ricordano il vecchio modello del centralismo democratico, che magari aiutò il Pci a imporre la “fedeltà alla linea” tra le turbolenze della guerra fredda, ma certo non può costituire un profilo per un partito che, va ricordato, si chiama Popolo della libertà.

21 novembre 2009

*Direttore del Secolo d'Italia

Pubblicato sul Secolo d'Italia del 21 novembre 2009



 

 
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