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Fabrizio Cicchitto
Non crediamo nelle categorie del passato, e ci piace la parola "bipartisan"...

Cicchitto ha ragione,
siamo fatti così. E allora?

di Filippo Rossi Partiamo con una sintesi del Cicchitto-pensiero: «Ciò che non mi convince sono le posizioni politico-culturali del gruppo ideologico» che sta attorno a Gianfranco Fini, «di intellettuali innamorati della parola bipartisan. Sono convinti che dopo la caduta del muro tutti i gatti sono bigi. Che non ci sono più differenze. Pensano che il passato sia una tabula rasa e quindi stiamo tutti nella stessa frittata, questo vale quello. È la filosofia dell’inciucio». È ciò che risulta da una lunga intervista del capogruppo del Pdl alla Camera al Giornale dell’immarcescibile Vittorio Feltri.

Lo diciamo con tutta l’onestà intellettuale di cui siamo capaci: per quanto ci riguarda (ovviamente possiamo parlare solo per questa piccola scialuppa che è Ffwebmagazine) Fabrizio Cicchitto, seppure con toni sarcastici, ha descritto alla perfezione la nostra cifra culturale. Insomma, ha ragione. E lo ammettiamo tranquillamente.

Sì, perché noi siamo convinti per davvero che con la caduta del muro il paesaggio ideologico, interno e internazionale, sia cambiato nel profondo. Siamo convinti per davvero che quelle categorie che ancora resistono, imperterrite, al flusso della storia, non siano altro che vecchi contenitori vuoti. Siamo convinti per davvero che le differenze non possano più essere quelle di prima, e che non si possano più misurare con i parametri di prima. E siamo convinti per davvero che adesso, nella post-modernità, l’idea di costruire o “restaurare” un bipolarismo valoriale costruito su barricate distrutte dal tempo, sia una follia. Una follia inutile, per giunta. E magari anche dannosa.

Tabula rasa? Un’espressione che non ci fa paura. Ben venga, se servirà a fare qualche passo avanti. Se servirà a immaginare un mondo in cui le “identità” e i “valori” non vengono dal museo delle cere del nostro passato, un mondo in cui storie e sconfitte personali non diventano il pretesto per dividere il paese in virtuali eserciti contrapposti, un mondo in cui si guarda avanti e non indietro. Come scrisse Louis Pauwels nel Mattino dei maghi: «Abbiamo gli occhi dietro la testa. Sarebbe tempo di collocarli al loro posto».

Innamorati della parola bipartisan, dice Cicchitto. E perché no? Non è mica una parolaccia. Che male c’è a voler pensare al futuro di tutto il paese prima che al presente di una sola parte? E, attenzione, questo non significa annacquare le differenze in un indistinto buonismo, in uno stucchevole e ipocrita volemose bbene. Significa trovare e affrontare le differenze “vere”, non quelle costruite a tavolino. Significa semplicemente recuperare quel senso civico che troppo spesso ci manca. Significa dividersi, confrontarsi e magari scontrarsi, ma seguendo regole condivise, nel segno del rispetto e della legittimazione reciproca. Senza trincee scavate “a prescindere”, senza presunte diversità antropologiche da sbandierare, senza complotti e cospirazioni, golpe e tradimenti da tirare in ballo a ogni piè sospinto (e qui, destra e sinistra c’entrano poco: è un vizio nazionale, purtroppo).

Insomma, Cicchitto ha ragione. Siamo fatti così, lo ammettiamo. Queste sono le nostre idee. E non ce ne vergogniamo. Problemi?

21 novembre 2009

 
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