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Oltre Lepanto/5

L'Italia, la Turchia
e l'“incantamento reciproco”

di Giuseppe Mancini «L'Italia accompagna con amicizia la Turchia nel suo percorso verso l'Europa e le fornisce un forte sostegno, che nasce dalla convinta condivisione della larga maggioranza del Parlamento e dell'opinione pubblica». Queste parole del presidente Napolitano, pronunciate durante il viaggio ad Ankara della scorsa settimana (dal 16 al 19 novembre, con appendice a Smirne), riaffermano in modo chiaro e inequivocabile la posizione dell'Italia sull'ingresso della Turchia nell'Unione europea: un sì convinto e a largo raggio che è anche appoggio concreto nei suo sforzi di modernizzazione istituzionale ed economica. Perché la piena adesione della Turchia sarebbe un fattore di rafforzamento dell'Europa sulla scena mondiale, in quanto «straordinario snodo geopolitico, energetico e culturale»; perché l'Ue in ogni caso ha preso l'impegno, nel 2004, di negoziare in buona fede in vista dell'ingresso di Ankara: e venir meno a quell'impegno, anche formale, significherebbe una totale perdita di credibilità da parte dell'Europa e del suo progetto unitario; perché fondamentalmente la Turchia fa parte ormai da decenni di quella che Napolitano ha chiamato la “civiltà europea”: costituita dai «principi e valori riconosciuti via via dai trattati della Comunità e dell'Unione», a cui anche il governo dell'Akp vuole dare completa attuazione.

Parole di Napolitano, ma avrebbero potuto essere quelle di Berlusconi: che le ripete di frequente al primo ministro Erdogan. Con buona pace di tutti quelli che assumono contro la Turchia una posizione ostile basata sulla bassa propaganda, sulla scarsa informazione, sul pregiudizio quasi apertamente razzista. Una posizione talmente infondata e insensata che è sorprendente come possa trovar spazio sulla stampa di un paese civile.

La visita di Napolitano in Turchia è andata però anche oltre la dimensione retorica, della cordialità tra i due paesi – comunque politicamente rilevante. All'Italia, infatti, è stato riservato l'onore di aprire il programma di eventi e celebrazioni che, per un anno intero nel 2010, trasformerà Istanbul nella capitale europea della cultura: un'occasione che la città sul Bosforo e la Turchia intera vogliono sfruttare appieno per dare visibilità alle proprie credenziali europee, proponendosi come crocevia delle correnti culturali, anche delle più innovative, che hanno però origini plurisecolari. È questo l'obiettivo della mostra che apre idealmente Istanbul 2010, inaugurata non da Napolitano ma da Frattini e dal ministro degli esteri turco Davutoglu al Sakip Sabanci Museum e dedicata al reciproco incantamento tra due città gemelle, due città d'acqua e sull'acqua, Istanbul e Venezia.

Un reciproco incantamento che si è trasformato in tangibile influenza: come testimoniano i preziosi oggetti, provenienti dai migliori musei di Istanbul e Venezia, presentati nella cornice di un allestimento suggestivo (con musica vivaldiana in sottofondo). Mappe, libri, stampe, abiti di corte ottomani, coperte preziose, tappeti, oggetti in cuoio, ovviamente oggetti in vetro di Murano tra cui un lampadario di una moschea: oggetti frutto di un passato condiviso esteso per quatto secoli e più, fatto di relazioni profonde in campo commerciale, diplomatico, militare (con scontri e guerre), artistico, culturale. Quattro secoli e più tra alti e bassi, incontri e scontri. Ma senza mai perdere la magia, la fascinazione reciproca. Quasi una storia d'amore, come suggerisce il titolo altamente evocativo della mostra curata dalla direttrice del museo Sabanci Nazan Olcer, dal direttore dei musei civici veneziani Giandomenico Romanelli, dal professor Giampiero Bellingeri della Ca’Foscari, da Camillo Tonini del museo Correr: “Venezia e Istanbul nel periodo ottomano. Amore sotto ogni altro nome”.

La mostra rimarrà aperta fino al 28 febbraio e – ha annunciato Frattini – verrà accompagnata e seguita da altri eventi culturali di alto profilo, una “Italia in Turchia 2010” (di cui è stato presentato il logo, ma non ancora il programma) che darà al nostro paese una particolare visibilità nell'ambito di Istanbul 2010. Una visibilità che non sarà però di carattere esclusivamente storico e culturale: perché “Italia in Turchia 2010” sarà soprattutto l'occasione per presentare le eccellenze italiane, anche economiche, non solo a Istanbul ma su tutto il territorio turco. E nel 2012, secondo le intenzioni di Frattini e Davutoglu, analoga iniziativa verrà replicata in Italia: per riaffermare un partenariato che Erdogan e Berlusconi vogliono sempre più strategico, con la Turchia in Europa. 

24 novembre 2009

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