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A Roma il nome di un asilo scatena la polemica...

Chi ha paura degli Hobbit?
Un caso di "democratica ignoranza"

di Fabio Chiusi Nemmeno inaugurare un asilo nido e dedicarlo "agli angeli di via Ventotene", le otto vittime dell'esplosione avvenuta il 27 novembre 2001, basta a mettere al riparo dalle polemiche. Il casus belli questa volta è rappresentato dal nome scelto dal presidente del IV Municipio Cristiano Bonelli per la struttura: "La Contea degli Hobbit". Secondo il consigliere comunale Massimiliano Valeriani e il consigliere provinciale Marco Palumbo, entrambi del Pd, si tratta di un «nome vicino alla sottocultura fascista». Il termine "hobbit", infatti, sarebbe una qualche forma di tributo ai "Campi Hobbit", una serie di manifestazioni culturali organizzate tra il 1977 e il 1995 (ma se ne tennero solo quattro, di cui una soltanto dopo il 1980) dai giovani dell'Msi, Il Fronte della Gioventù.

Naturalmente per il grande pubblico gli "Hobbit" sono tutt'altro. E cioè i placidi abitatori della Terra di Mezzo de Il Signore degli Anelli, la saga del maestro del fantasy J.R.R. Tolkien ripresa anche nella celeberrima trilogia cinematografica di Peter Jackson. Hobbit sono il protagonista Frodo così come i compagni di sventure Sam, Merry e Pipino.

Tuttavia Francesco Pieroni, sempre del Pd, rincara la dose: «La destra con il suo tentativo di imporre alla città la propria visione sottoculturale a bambini di due anni ha [...] superato se stessa. Non voglio pensare ai pianti dei bimbi quando le maestre, a opportuna domanda, spiegheranno che la Contea degli Hobbit è stata luogo di una terribile guerra tra Gandalf e Saruman...». Già, i bambini detestano maghi, incantesimi e tutto questo genere di cose. O forse avranno capito (beati loro) che il bastone incantato è in realtà un manganello squadrista? Chissà.

Repubblica e L'Unità non hanno dubbi: il riferimento a Tolkien è solo un sotterfugio. Del resto l'attuale assessore alla cultura di Alemanno fu tra gli ideatori dei campi del Fronte missino, e lo stesso Alemanno conobbe la moglie proprio in occasione di uno dei suddetti.

La visione che ispira il Pd romano è allarmante. Non serve essere un critico letterario per capire che è impossibile ridurre la portata e il significato di un'opera come Il Signore degli Anelli all'(ab)uso che ne ha fatto una parte politica. Con una logica simile una scuola che venisse intitolata a Friedrich Nietzsche dovrebbe suscitare una polemica politica soltanto perché i nazisti si appropriarono (indebitamente) di parti del suo pensiero. Senza contare il macroscopico errore di valutazione che comporterebbe ridimensionare, per la stessa ragione, l'importanza di opere come Così parlò Zarathustra o La nascita della tragedia. Allo stesso modo, come è possibile ignorare la ricchezza antropologica, sociologica e letteraria degli scritti di Tolkien al punto da pensare che tutto quanto ne rimanga sia il rimando a una esperienza, peraltro finita da quindici anni, di estrema destra?

Fortunatamente il resto del mondo non pensa affatto che Lo Hobbit parli di un giovane balilla alla ricerca del Duce. Il che fornisce un secondo motivo di imbarazzo al Pd: anche ammesso che il nome della struttura sia stato dato con un'ombra di malizia, l'hanno colta solo loro. Per le famiglie dei bambini ospitati dall'asilo, infatti, "La Contea degli Hobbit" rimanda solamente a un luogo pacifico abitato da "mezzuomini" dai piedi grossi e pelosi, amanti di tradizioni che noi definiremmo contadine (i balli, le feste di paese, la birra) e dell'erba-pipa. A meno che Valeriani, Palumbo e compagni non riconoscano, in questa descrizione, il ritratto dell'elettore tipico di Forza Nuova. Più che di "sottocultura fascista", insomma, questa polemica è un esempio di semplice, "democratica" ignoranza.

30 novembre 2009

 
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