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L'insostenibile difesa dei finanziamenti al cinepanettone

Si dicono di destra?
Ma ci facciano il piacere...

di Filippo Rossi Si può essere di destra e aborrire il fatto che lo Stato dia soldi pubblici a un cinepanettone infarcito fino al midollo di parolacce e volgarità? Secondo noi sì. Anzi, secondo noi non può che essere che così. E allora non si capiscono proprio le reazioni “scandalizzate” (sì, scandalizzate, avete letto bene) di Giornale e Libero alla nostra polemica contro Natale a Bevery Hills. I due giornali della destra “istituzionale” sono corsi subito in difesa del film di Neri Parenti, in pericolo, secondo loro, di fronte ai nuovi censori intellettualoidi e salottieri. 

«Evviva il nazional-popolare»: è il loro grido di battaglia. Come se nazione e popolo si potessero declinare solamente a furia di “pistolini”, “figaless”, “’sti cazzi”, “fregne” e così via. Come se nazione e popolo ­– parole che a destra dovrebbero avere una valore alto, quasi sacro – si possano ridurre al rutto e alla scorreggia… 

Una difesa insostenibile e ne siamo felici. Perché, semplicemente, va oltre ogni qualsiasi logica di senso comune. Ne siamo convinti: se andassimo a chiedere a chiunque abbia visto Natale a Bevery Hills se sia giusto dare finanziamenti pubblici a quel film, l’intervistato strabuzzerebbe gli occhi inorridito dall’ipotesi. Perché il popolo è molto più intelligente di chi si arroga il diritto di difenderlo. Perché capisce la differenza tra un’ora di svago fescenninico, carnevalesco, e l’idea di una cultura come crescita individuale e civile. Perché sa dargli il giusto ruolo. Perché il popolo non ha bisogno di difensori d’ufficio dall’arringa semplice semplice: «Siccome una cosa ha successo allora è cosa buona e giusta». 

È così che vanno a quel paese qualsiasi giudizio di merito, qualsiasi senso della qualità, qualsiasi visione gerarchica dei valori. Tutto è uguale, secondo questo “ragionamento”. Anzi, tutto è ribaltato: il peggio diventa il meglio e il meglio è messo all’indice. E poi si dicono di destra… Ma per favore… Ma ci facciano il piacere.

28 dicembre 2009

 
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