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Giuseppe Scopelliti
L'iniziativa di Scopelliti è un fatto importante, per più di un motivo

"Liste pulite": così
la politica dà un segnale

di Antonio Rapisarda La decisione di Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria e candidato governatore della Calabria per il Pdl, di adottare un codice etico in vista delle Regionali di marzo è un fatto importante. Dal punto di vista politico e culturale. Decidere di puntare sulle “liste pulite” - ossia di evitare candidature di condannati (anche in primo grado) così come quelle di semplici indagati - proprio in Calabria è un segnale di discontinuità importante. Prima di tutto con la gestione uscente targata centrosinistra, che registra un numero importante di inquisiti all'interno della giunta regionale e non. Ma lo è anche perché non solo la sua regione, ma il Sud in generale, necessita di gesti concreti da una classe dirigente che è chiamata a dare segnali chiari in terre dove il confine tra lecito e illecito purtroppo non è così netto.

Secondo Tiziana Maiolo, però, quello di Scopelliti è un errore. Anzi una scelta «gravissima e autolesionista» si leggeva ieri sul Giornale da parte dell’ex deputata. Perché, come ha scritto, prevedere questa misura anche per chi è semplicemente sospettato di mafia significherebbe di fatto esporsi alla possibilità (anche per il candidato stesso) del “pentito facile” comodo per delegittimare qualcuno quando serve. Obiezioni in parte condivisibili. Che provengono del resto da un esponente politico che ha subito un caso di accuse - nel 1996 insieme a Vittorio Sgarbi ricevette un avviso di garanzia - per il quale sia lei che Sgarbi sono stati prosciolti.

Ma a queste obiezioni, e proprio per il caso Calabria, sembra necessario rispondere. Per una serie di motivi. Perché, prima di tutto, non si può non considerare il livello di infiltrazione mafiosa che ha coinvolto la giunta regionale in Calabria. Non si possono non evidenziare, poi, i fatti di Rosarno, dove il ruolo della ‘ndrangheta nella gestione dell’economia sommersa è fuori discussione. Non si può non registrare come la stessa ‘ndrangheta abbia alzato il tiro dopo le indagini e gli arresti con tanto di attacco incendiario contro la Procura generale di Reggio Calabria. Per chi infine non conoscesse le cifre, tutte le relazioni sullo stato della criminalità organizzata dimostrano come sia la mafia calabrese a essere in questo momento la più pericolosa e potente tra le organizzazioni. Insomma, sembrano essere tanti i motivi per i quali la politica in queste Regionali è chiamata a rispondere a tono a una sfiducia che al Sud si traduce spesso con l’astensione o con l’abbandono e la migrazione delle migliori forze.

È vero, dall’altra parte, che esiste a volte un uso strumentale della giustizia. Non ultimo, la strana coincidenza sulle notizie sull’inchiesta della Sanità che coinvolgerebbero il governatore Nichi Vendola proprio alla vigilia delle primarie in Puglia. Così come è vero che il nodo giustizia nel paese è una delle tare strutturali che non permettono ancora un’accelerazione verso una democrazia compiuta. «Resta il rischio di un caso Tortora», ha spiegato ancora la Maiolo. «Tanti saluti al garantismo?», «Liste scritte sotto dettatura dei pm?» si chiedono ancora dal Giornale. No, non è questo il punto. E lo spiega lo stesso Scopelliti: «Non è un atto di subordinazione della politica alla magistratura ma un modo concreto per segnare la differenza con il recente passato».

Già, questa scelta è anche un segnale contro gli avversari del Pd, che ancora non sono in grado di sciogliere il nodo delle candidature (tra cui quella del discusso governatore uscente Agazio Loiero). Ma non solo. Come hanno rilanciato anche Beppe Pisanu e Fabio Granata, rispettivamente presidente e vicepresidente della Commissione nazionale Antimafia, il tema della selezione della classe dirigente nel Mezzogiorno deve essere un tema prioritario tanto quanto il contrasto diretto alle organizzazioni mafiose.  E il fatto che proprio su questo argomento il centrodestra, e il Pdl in particolare, in questa regione si dimostri innovativo, è un segnale che deve essere interpretato positivamente. E deve, possibilmente, diventare esempio.

La scelta di Scopelliti, dunque, si innesta all’interno di un fenomeno complesso. Da un lato nel problema dei rapporti tra politica e criminalità organizzata: e per questo, dinanzi all’emergenza, le liste pulite sono una misura drastica contro una questione che va risolta. Dall’altro come risposta a una richiesta di legalità che viene dall’elettorato e dalle forze produttrici  e sane di quella regione. Come è ovvio, ciò non risolve il problema. Ma di sicuro è un segnale che la politica dà non solo ai cittadini e alla malavita. Ma anche alla magistratura stessa. Nella speranza che anche da quest’ultima – o meglio, dalle poche eccezioni che vi sono all’interno di questa – provenga un gesto di altrettanta responsabilità: un po’ più di sobrietà nel momento in cui si avvia un’indagine.

21 gennaio 2010

 
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