farefuturo.it
farefuturo.itfarefuturo.it
Sei in: Home » Newsletter

Newsletter Rss


Rifacciamo Forza Italia! E la politica italiana guarda sempre indietro...

Le idee di Giro, Frankenstein
e gli ultimi giapponesi

di Federico Brusadelli Ma sì, rifacciamolo. Francesco Giro, intervistato da Libero, lancia una proposta che dovrebbe, nelle sue intenzioni, suonare come una spaventosa minaccia: state buoni, o rifacciamo il partito vecchio. Avete capito bene, rifacciamo Forza Italia. Che ci vuole, dopo un annetto di partito nuovo, dopo un bel congresso, un manifesto dei valori ragionato e denso di idee, dopo la “svolta storica”, il “destino comune” eccetera eccetera, ecco dopo tutto questo, facciamo un sano passo indietro. Smontiamo e rimontiamo. Che ci vuole. Come se la politica fosse un mobiletto Ikea.

Ecco le parole di Giro: se l’Udc non chiarisce la sua posizione nel rebus delle Regionali (e non si capisce quale sia il nesso, francamente), «chiederò a Silvio Berlusconi di rifondare Forza Italia, di tornare allo spirito precedente alla “svolta del predellino”, quando il nostro partito si fuse con An per creare il Popolo della libertà. Chiederò a Berlusconi di fare un nuovo predellino».

Et voilà. Come un novello professor Frankenstein, l’onorevole Giro già pregusta l’attimo in cui nuova vita scorrerà nelle vene di un partito defunto. Un partito che – ed è un merito – si è volontariamente sacrificato, insieme ad altri, per creare qualcosa di nuovo. Ma forse la chiave di tutto sta proprio in quel “nuovo”. Ed è un brutto segno. Perché è l’ennesima dimostrazione che la politica italiana (ma non solo la politica, purtroppo) vive con gli occhi rivolti all’indietro. Con la retromarcia sempre pronta. In fondo, ieri si stava meglio. E chi lascia la strada vecchia per la nuova…

Così la politica italiana rischia sempre di trasformarsi in un museo delle cere (o degli orrori, a seconda delle occasioni). Un sistema incentrato su di un concetto di “appartenenza” che non è mai appartenenza a un progetto futuro, a un disegno prospettico e attivo, ma è, tristemente, “appartenenza” al passato. Un passato, per giunta, mitizzato, offuscato, e a volte neanche vissuto per davvero (i ventenni che litigano su Mussolini o sulla Resistenza…). Ed ecco allora il corteo di presunti pedigree sbandierati minacciosamente, le gallerie di “ex” o di “post”, le accuse di “tradimento” o le rivendicazioni di “fedeltà”. 

«Sarò pure uno degli ultimi giapponesi – dice sempre Giro – ma sono sicuro che arriverebbero subito un milione di tessere». Sì, in effetti Giro è uno degli ultimi giapponesi. Non è il solo, però. Ma farebbe bene a ricordarsi che la storia, con quei giapponesi ancora in guerra, trincerati nelle foreste asiatiche e circondati da immaginari nemici, non è stata molto clemente.

21 gennaio 2010

 
| STAMPA | ARCHIVIO

gestisci articolo

Ffwebmagazine ti da la possibilità di condividere questo articolo sui più famosi social network della rete

Bookmark and Share