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Non si può ridurre il messaggio evangelico a una quota di sbarramento...

Il voto cattolico
non è una percentuale

di Antonio Rapisarda Da quando è scomparsa la Balena bianca, la discussione sul voto cattolico si ripresenta puntualmente durante ogni campagna elettorale. Si credeva però che sconfitta e implosa la dottrina neocon da un lato e conclusasi la stagione Ruini dall'altro (attenzione, sono due fenomeni diversi ma che hanno determinato un approccio a volte complementare di alcuni settori della politica a certi temi) il problema sarebbe rientrato. Ma ecco che la candidatura per la Regione Lazio di Emma Bonino, storica militante abortista e alfiere dei pro-choice per ciò che riguarda i temi etici, ha riacceso gli animi. Dietro le quinte gli abili spin doctor della candidata radicale fin dal primo momento stanno cercando di ottenere un obiettivo preciso: spostare l'attenzione non solo dai problemi che il centrosinistra ha lasciato aperti nella regione, ma anche dalle abissali incongruenze della candidatura radicale insieme a un partito (il Pd) imbottito di statalismo e di clientele.

Ci hanno provato a portare su quel campo Renata Polverini, che da parte sua è cattolica, e che intelligentemente fin dal primo momento non è caduta nella trappola di trasformare la battaglia elettorale in un referendum sui temi etici. Non lo ha fatto sul tema dell'aborto. Mentre in risposta a una domanda legittima - anche se un po' provocatoria – sul problema delle unioni civili la candidata del Pdl ha dichiarato senza problemi che, fatto salvo il ruolo del matrimonio, è possibile una discussione che preveda un allargamento dei diritto per le coppie di fatto. La cosa ha scatenato un vivace dibattito nel centrodestra, così come negli organi di informazione che fanno riferimento a quest'area politica. Ne hanno discusso sul Giornale Giordano Bruno Guerri ed Eugenia Roccella sostenendo rispettivamente come la fede non sia un fattore determinante nel momento del voto il primo, la seconda ribattendo invece come sia la stessa contemporaneità, con le sfide biopolitiche che comporta, a rafforzare l'identità del voto cattolico.

Non sappiamo quanto sia corretta e diffusa questa riduzione della fede come fatto privato sostenuta da Guerri, ma dall'altro in risposta all'entusiasmo della Roccella per le piazze del Family day, le ultime esperienze politiche in nome di “Dio lo vuole” (dalla lista di Giuliano Ferrara a tutti i movimenti della diaspora neocentrista) non hanno avuto il riscontro che si aspettavano. Così come i sondaggi (sì, maledetti sondaggi) affermano come su testamento biologico et similia l'opinione della gente sia più o meno in contrasto con la posizione ufficiale della Chiesa. Ciò significa per caso che l'Italia si è trasformata nella culla del laicismo? Ma per carità. Semplicemente due cose: la prima è il fatto che non basta un ruolo testimoniale per ottenere una vittoria contro le derive ideologiche della tecnoscienza. Dall'altro che l'elettorato cattolico, in fondo, alla politica chiede una cosa diversa rispetto a ciò che si aspetta dalla Chiesa e dalla liturgia: cerca e vuole risposte politiche, progetti concreti. Non battaglie di principio.

E questo anche perché ogni tentativo di difesa della famiglia, se poi non è supportato da un impianto legislativo, e quindi da un programma che ne determina la messa in opera, resta semplice materiale da campagna elettorale. Insomma, si potrebbe arrivare al paradosso che venga difeso più un embrione che un giovane precario che vuole mettere su famiglia. E qui il Pdl deve dimostrare proprio questo: di saper tradurre in progetti e in politiche un impegno culturale che comprende – assieme a una visione laica – i dettami della dottrina sociale della Chiesa. E qui il centrodestra ha un'arma in più. Perché la candidatura di Renata Polverini anche sotto questo punto di vista è culturalmente e politicamente vincente: perché lei rappresenta l'immagine di una donna credente impegnata in politica che ha nel suo pedigree temi come il quoziente familiare, la difesa dei diritti dei giovani lavoratori, la sussidiarietà e l'integrazione anche nel mondo del lavoro per gli immigrati. Come si vede, proposte concrete all'interno di un progetto politico di ampio respiro come un partito plurale deve avere.

Un ultimo appunto. Ridurre l'impianto culturale (e, permettetecelo, quello spirituale) dei cattolici a un fatto di consenso elettorale è davvero un ulteriore passo verso una secolarizzazione forzata. “Tanto credi tanto voti” è un paradigma che impatta con la stessa vocazione universale del messaggio evangelico. Che non ragiona – proprio in visione della sua natura metapolitica - in termini di quota di sbarramento.

5 febbraio 2010

 
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