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Parlano i numeri: per l'80% degli italiani è una crudeltà

Ma il Pdl non può essere
il partito della caccia

di Federico Brusadelli I numeri parlano chiaro, stavolta. E c’è un sondaggio che, forse, può servire a qualcosa. Se non altro, almeno a riflettere e a riaprire un dibattito archiviato senza tanti complimenti. Dunque, la notizia è questa: il 79% dei cittadini considera la caccia «una crudeltà da vietare o da regolare più rigidamente». E ancora, l’80% la vorrebbe «vietare nei terreni privati senza l’autorizzazione del proprietario»; l’84% darebbe la licenza di caccia solo a 21 anni con ritiro ai 70; l’86% vorrebbe che fosse «aumentata la distanza di divieto di caccia dalle case e dai sentieri degli escursionisti», e il 77% si dice favorevole al «divieto assoluto di caccia gli uccelli migratori». Di più: in vista delle prossime elezioni regionali, quattro italiani su dieci arriverebbero a cambiare il proprio voto, in caso di posizione "pro-caccia" di un candidato. Lo dice un sondaggio della Ipsos, commissionato dl Wwf e da altre associazioni ambientaliste e pubblicato pochi giorni fa.

Nessuna sorpresa, in realtà: si tratta di risposte che, con un po’ di buon senso, ci si poteva aspettare, nell’Italia del 2010. Certo, non se le aspettavano gli appassionati cacciatori nostrani, a leggere le loro reazioni in rete (tutta colpa della campagna di disinformazione portata avanti dai media; il Pdl ci ha traditi; è ora di marciare, è ora di manifestare, è ora di ripagare i politici con l’astensionismo di massa; i sondaggi non contano nulla; è la solita lobby ambientalista, eccetera eccetera). Ma, purtroppo per loro, il sentire del paese è questo, c’è poco da fare.

La politica, per fortuna, c’entra poco. È vero che alcuni parlamentari del centrodestra hanno provato a deregolamentare la caccia, nell’ultima legislatura. Con un blitz, magari, come è accaduto per l’articolo 43 della legge comunitaria, che giace alla Camera. A proposito, il sondaggio rivela che, a tal proposito, addirittura l’81% degli italiani si oppone a ogni ipotesi di allungamento della stagione di caccia.

Insomma, dai numeri appare chiaro che il Pdl (e molti suoi esponenti lo sanno bene, da Michela Brambilla a Fiorella Rubino, da Stefania Prestigiacomo a Franco Frattini) non può certo pensare di dipingersi come il “partito dei cacciatori”. Né può pensare di chiudere uno o due occhi su manovre “filo-venatorie” più o meno occulte. Non sta scritto da nessuna parte, non è nel programma, non è nel Manifesto dei valori. Quale valore, poi? Perché le ipocrisie e i sofismi (è una tradizione, facilita il contatto con la natura, protegge l’ambiente) non servono: la caccia è uccisione divertita di esseri viventi, punto e basta. E se proprio non si vuole dar voce ai cittadini, magari attraverso un nuovo referendum sull’abolizione della caccia (ci si potrebbe provare, però), almeno non facciamo l’errore di ritenerci prigionieri di una piccola, piccolissima minoranza.

10 marzo 2010
 

 
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