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A Firenze RiartEco espone le opere realizzate con i rifiuti

L'arte del riciclo
si mette in mostra

di Cecilia Moretti Si inaugura oggi a Firenze una mostra-concorso particolare: un’esposizione di opere d’arte create da artisti, professionisti o apprendisti, a partire da materiali di scarto.
Un barattolo che si trasforma in lampada, lattine usate che diventano sculture, cassette di frutta e verdura come punto di partenza per opere artistiche da ammirare.

È la sesta edizione di RiartEco, iniziativa culturale che quest’anno, fino alla fine del mese, trova posto alla biblioteca delle Oblate, sempre nel capoluogo toscano. La suggestiva sede della mostra è particolarmente adatta, trattandosi essa stessa di un recupero: dall’antico convento fiorentino si è infatti creata una dinamica biblioteca di intrattenimento e svago sul modello di quelle francesi, che ora ospita i pezzi di questa esposizione di “arte riciclata”. La mostra unisce l’utile al dilettevole: le opere esposte sono piacevoli da guardare e promuovono allo stesso tempo la cultura dei rifiuti zero, portando il messaggio che il riciclaggio è un valore e valorizzare rifiuti e scarti può essere anche un’arte.

L’evento solletica in particolare la creatività su come sfruttare le materie a basso costo e riciclare quelle di scarto, per un circolo ecologisticamente e artisticamente virtuoso, in un epoca che invece tende a prediligere  la filosofia “sprecona” dell’“usa e getta”. L'educativo messaggio sottinteso è infatti che il riciclo, da quello dei più banali oggetti quotidiani, a quello dei materiali edilizi, fino al più complesso discorso di quello energetico, può essere una strada importante per affrontare gli assillanti problemi ambientali del nostro pianeta. A ciò c’è persino chi ci ha creduto talmente tanto, da realizzare praticamente un miracolo. Si tratta dei monaci thailandesi della provincia di Sisaket che, troppo poveri per costruirsi un tempio ex novo, hanno pensato di tirarlo su con quello che avevano e nel giro di qualche anno hanno raccolto quante più bottiglie di vetro potevano, fino a raggiungere il numero giusto per costruire il loro edificio sacro. Così è nato il “Temple of million bottles” di Wat Pa Maha Che che, costruito quasi esclusivamente con il vetro riciclato delle bottiglie, crea un gioco di diffusione di luce dalla suggestione unica.

Le opere raccolte a Firenze sono ovviamente molto più piccole ed estemporanee, ma l’etica anche lì è più o meno la stessa  e l’unica regola per essere ammessi al concorso è che la creazione sia realizzata con materie prime non tossiche e con materie seconde, ovvero materiale da smaltire come rifiuto, combinate insieme ad arte. Verrà premiato un vincitore, molto democraticamente scelto dai visitatori della mostra, che hanno la possibilità di votare la loro opera preferita, scegliendo il “riciclo d’autore” che considerano più bello e ingegnoso.

17 aprile 2010

 
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