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L'intervento Rss


Oltre al leader, c'è bisogno di contenuti e radicamento

Pdl, un partito liquido
non serve a nessuno

di Andrea Ronchi* Abbiamo iniziato quindici anni fa a lavorare per portare la destra al governo, e possiamo dire di esserci riusciti con successo. Adesso l´obiettivo che ci poniamo è ancora più ambizioso: governare avendo alle spalle il sostegno del partito di centrodestra  più grande d´Europa. La lista unica del Popolo della libertà, voluta fortemente da entrambi i leader del centrodestra italiano, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, è stata un punto di partenza, ottimo ma pur sempre un punto di partenza. Il Popolo della libertà è ancora tutto da costruire e, cosa ancor più importante, è ancora da decidere che tipo di partito sarà, come sarà strutturato e organizzato.

Per quel che ci riguarda, noi di Alleanza nazionale abbiamo le idee chiare: non vogliamo che il Pdl sia un "partito leggero" o "liquido", quasi un comitato elettorale che prenda vita solo quando si aprono le urne; non ci possiamo accontentare di una operazione di "marketing politico", della creazione di un mero contenitore, o dell´ "allargamento" di partiti preesistenti. Alleanza nazionale non può e non vuole essere succube di nessuno.

Noi abbiamo intenzione di dare vita a una struttura radicata e che sia governata da regole chiare. Il partito che vogliamo costruire deve essere un luogo in cui il dibattito e la discussione non siano visti con sospetto e fastidio, ma siano fondamentali e funzionali alla fusione di tutte le identità, culturali e valoriali, che lo comporranno. Questo, ovviamente, non significa affatto puntare a un partito anarchico e caotico: al riguardo, abbiamo davanti agli occhi gli errori del Partito democratico di Veltroni,  leader debolissimo sempre più in balia delle correnti. Ma questo non può significare neanche che dobbiamo fare lo sbaglio opposto:  dopo il leader, il nulla.

C´è certamente bisogno di un leader riconosciuto, un leader vero, che oggi tutti riconosciamo nel presidente Berlusconi e che in futuro andrà scelto con procedure trasparenti e regole condivise. Proprio perché, adesso, il leader c'è ed è riconosciuto da tutti come tale, ci possiamo concentrare sul partito. Ciò su cui dobbiamo lavorare di più, adesso, è la costruzione di un partito in cui si discuta, in cui ci si possa confrontare su temi che sono oggi cruciali per il nostro paese. Il pensiero non può che andare alle grandi questioni come la crisi economica, i diritti civili, le politiche per l´immigrazione, la costruzione dell´Europa, la giustizia, le riforme costituzionali, il rinnovamento delle istituzioni.

Il dialogo e il confronto "sono" la poltica. La politica senza dialogo e confronto non esiste. E i recenti interventi del presidente Fini, ad esempio sulla giustizia o sulla necessità del dialogo per realizzare le urgenti riforme istituzionali, vanno proprio in questa direzione; sbaglia, e offende la propria intelligenza, chi vi legge chissà quali strategie o chissà quali mire personali. Il suo è invece un contributo prezioso, una risorsa politica di alto livello fondamentale per avviare un confronto franco, un dibattito che è oggi necessario, ripeto, per individuare i problemi e proporre le soluzioni. Il nuovo partito potrà così trovare due punti d´unione fra le varie anime che lo compongono: il leader scelto e le proposte elaborate nella fase di confronto. Solo così, con un leader forte, una struttura forte e un programma forte e condiviso, si può creare un grande partito. Solo così possiamo puntare ad un Pdl che vince, governa e affronta le sfide che il nostro paese ha davanti a sé.

15 gennaio 2009

*
Ministro per le Politiche Comunitarie


Pdl, non possiamo accontentarci


 

 
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