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Chi propone Mangano e chi Giuliani. Segno che il paese non ha un racconto

Sventurata la terra
che non conosce i suoi eroi

di Federico Brusadelli Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, disse Bertold Brecht. E questa esigenza di “vita quotidiana”, questa sete di normalità quasi dimessa, è diventata, nell’Europa del secondo Novecento, quasi un mantra. Comprensibile, d’altronde, il desiderio di battersi contro uno degli strumenti (la retorica dell’eroismo, appunto) di cui si era servito quel veleno che ha trascinato il mondo in due guerre mondiali. E però verrebbe da dire piuttosto: sventurata la terra che non ce li ha, i suoi eroi.

Perché di eroi c’è bisogno, in fondo. E c’è bisogno di buoni eroi. Fortunato il paese che – sviluppati gli anticorpi contro gli eccessi malati che si servono della retorica dell’eroismo per nutrire gli spiriti nazionalisti e fondare insensate pretese di superiorità – attorno a loro sa costruire un racconto condiviso, scolpire una mitologia civile, dare un senso allo “stare insieme”, sa illuminare gli obiettivi da raggiungere regalando esempi e modelli.

Ma sembra che ci sia ancora molto da lavorare, su questo fronte e in questo paese. Perché – soprattutto a vedere alcuni episodi recenti – cresce la convinzione che in Italia mancano gli eroi e manca il racconto. O meglio, mancano gli eroi “giusti”, mancano gli eroi “di tutti”. E così ognuno si costruisce i suoi. Con esiti discutibili, se non disastrosi.

E così mentre il ricordo sincero e commosso di Borsellino e di Falcone è per qualcuno un “veleno” o una “strumentalizzazione”, diventa un “eroe” - per il senatore Marcello Dell’Utri e non solo per lui - Vittorio Mangano: un mafioso, un estorsore e un assassino (duplice omicidio: Giuseppe Pecoraro e Giovanbattista Romano). E mentre scivolano nell’oblio collettivo nomi e cognomi di uomini e di donne che per questo paese, per la legalità, per la trasparenza, per l’onestà (anche intellettuale) hanno dato la vita, diventa un “eroe” – per Nichi Vendola e non solo per lui – Carlo Giuliani: un ragazzo di vent’anni ucciso durante gli scontri del G8 di Genova, mentre lanciava un estintore contro un’auto della polizia.

È bene chiarire subito un punto: il primo, Mangano, è un carnefice; il secondo, Carlo, è una vittima. Ma nessuno dei due è un “eroe”. Nessuno dei due può e deve essere uno dei tasselli su cui (ri)costruire il nostro mosaico. Ne abbiamo tanti di eroi. Eroi di ieri e di oggi. Ecco, forse iniziare a ricordarli, a raccontarli o a scoprirli come meritano, può essere davvero uno dei primi passi di quella nuova stagione che aspettiamo da troppo tempo. 

21 luglio 2010

 
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