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Quella sporca dozzina...

di Giuliano Girlando* Appena rientrato da Palermo, dopo una tre giorni indimenticabile di commemorazione della strage di via d'Amelio per Paolo Borsellino e gli angeli della sua scorta , ecco che mi sono imbattuto nei primi commenti a tutta l'iniziativa, commenti che si fermano al “ma eravate 100 persone”.Una frase che sinceramente non mi è nuova e mi evoca esperienze già vissute. Erano pochi quelli che all'ultimo congresso dei Democratici di Sinistra scelsero la seconda mozione per il socialismo europeo e non per il Partito Democratico, erano pochi quelli che all'ultima direzionale nazionale del Pdl votarono il documento di Gianfranco Fini, in fondo erano pochi anche quelli del Popolo Viola che presidiavano il Parlamento durante la discussione del ddl intercettazioni, pochi erano quelli delle manifestazioni antimafia in Calabria a Rosarno e Reggio Calabria, pochi quelli della manifestazione antimafia di Libera a Milano e così via. Il commento eravate pochi sta sempre per una sparuta minoranza che è sinonimo di azione politica o civile di poco peso e poco conto, poiché ormai vige il motto “Siamo eletti del popolo, abbiamo il consenso, siamo maggioranza e quindi si fa come diciamo noi”. Proprio questo è il punto.

Da qui sono cominciate le picconate alla struttura costituzionale della Repubblica, poiché per costituzione si prevede che le minoranze vanno tutelate, ma non solo per costituzione italiana è così e deve essere così per il resto della comunità europea. Ma in questa italietta a mo di Sultano la costituzione diventa carta straccia poiché se è vero che fu merito di una minoranza illuminata del paese, una maggioranza ignorante ha tutto il diritto di stracciarla. Se così fosse le nostre battaglie dovrebbero cessare da domani. Ma non è così per nostra fortuna o sfortuna o viceversa per sfortuna o fortuna di qualcun altro. Io credo che queste sporche dozzine che si aggirano nell'arco costituzionale del paese rappresentato in Parlamento e  non, quelle sporche dozzine che sono i movimenti di protesta nati negli ultimi anni, stanno cominciando a costruire passo dopo passo un approccio diverso all'analisi politica e alla lotta sociale. E a chi volta lo sguardo, chiude le persiane delle finestre o chinando il capo si scrolla le spalle con un laconico “sono tutti uguali state perdendo tempo”, a queste persone io preferisco le sporche dozzine, le cento agende rosse del castello Utveggio, i finiani alla Angela Napoli e Fabio Granata, i democratici alla Ignazio Marino, Pippo Civati e Rosario Crocetta, le minoranze di sinistra ecologia e libertà, i vendoliani, i movimentisti e girotondini dell'Idv... Io preferisco di gran lunga quell'Italia che non puzza di compromesso morale, l'Italia che si indigna e non dimentica, l'Italia di Falcone e Borsellino, quell'Italia che non lascia spazio ai Mangano e ai Graviano. 

*Popolo delle agende rosse

26 luglio 2010

 
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