Allarme salsiccia cruda | Controlla subito l’etichetta: con questa scritta non mangiarla assolutamente

La salsiccia cruda è una specialità che, all’aperitivo o su un primo piatto, rende speciale qualsiasi momento. Massima allerta, però: controlla questa scritta

salsiccia cruda
salsiccia cruda (pixabay)

Soprattutto nei territori del Piemonte, la salsiccia cruda è tra le specialità della casa. Servita semplicemente così com’è su un tagliere da aperitivo, con altri salumi e formaggi del luogo è già speciale, ma sprigiona il meglio di sé sui risotti e nei primi piatti a base di pasta. Saporita e delicata al tempo stesso, è una delle prelibatezze della cucina italiana che, però, va conosciuta molto bene.

 

Un piccolo dettaglio sull’etichetta, infatti, determina la sicurezza del prodotto crudo e la sua commestibilità. Non sottovalutare questa scritta e verifica immediatamente se c’è o meno: ne va della tua salute.

Salsiccia cruda: occhio ai solfiti

Salsiccia cruda
Salsiccia cruda (Pixabay)

Essendo la salsiccia composta in gran parte, nella sua formulazione classica, da carne di suino, è molto importante conoscere quali siano le caratteristiche che la rendono ideale da consumare cruda o cotta. Non tutte le salsicce, infatti, si possono gustare già da fresche, senza metterle sul fuoco, sul fornello o sulla griglia: il pericolo, infatti, sta principalmente nel batterio del botulino, pericoloso per la salute umana.

Se si vuole acquistare una salsiccia per consumarla da cruda è quindi necessario verificare che sull’etichetta di conservazione non ci sia la parola “fresca. Nella salsiccia fresca, infatti, non vengono metti i nitriti, cioè i conservanti che impediscono al botulino di formarsi: per questo motivo, come indicato in etichetta, va assolutamente cotta prima di essere consumata. Se invece la dicitura riporta solo il nome della salsiccia, allora si può consumare anche cruda poiché al suo interno sono stati inseriti questi conservanti, necessari per il consumo senza cottura.

Il botulino è un batterio anaerobico che contamina gli alimenti e che, se ingerito, dopo circa 12-48 ore fino a un massimo di 8 giorni può dare nausea, vomito, diarrea, dolori muscolari, secchezza delle fauci e delle vie respiratorie e, nei casi più gravi, anche disturbi della fonazione. Questo batterio è associato in primo luogo alle salsicce, ai salumi e ai vegetali conservati sott’olio, così come alle conserve fatte in casa.  Per evitare che si consumi questo batterio e che si incappi in queste spiacevoli conseguenze, è necessario che i prodotti a rischio vengano ben cotti, siano essi salsicce o barattoli di conserva.

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