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Sanremo 2028: Stefano De Martino confermato come Direttore Artistico, Coletta commenta il rifiuto a ‘Chi l’ha Visto?’ e non esclude il ritorno di Amadeus

Aria d’estate, platea piena e il brusio che accompagna le scelte che contano: al Teatro delle Muse di Ancona, la Rai mostra i palinsesti e, tra strette di mano e tempi serrati, fa scattare la notizia che accende il dibattito.

Sanremo 2028: Stefano De Martino confermato come Direttore Artistico, Coletta commenta il rifiuto a “Chi l’ha Visto?” e non esclude il ritorno di Amadeus

Il finale della conferenza è concitato. Le domande dei giornalisti vengono tagliate per mancanza di tempo. Normale, quando il calendario è pieno e i riflettori sono tutti sul punto caldo. La Rai, che ha scelto Ancona per “portare l’azienda fuori” e dialogare con i territori, conferma che Stefano De Martino guiderà la direzione artistica del Festival di Sanremo 2028. Una decisione pesata, che punta sulla continuità e su una mano riconoscibile. De Martino conosce il palco, i tempi televisivi, la tenuta da evento. E raccoglie una sfida che non è mai semplice: tenere insieme musica, racconto pop e industria.

Per metà sala è un déjà-vu rassicurante. Per l’altra, un banco di prova. Sanremo, da anni, resta l’evento tv più seguito in Italia, con picchi che mettono d’accordo generazioni diverse. La kermesse, al netto delle polemiche di stagione, muove ascolti, social, turismo e soprattutto musica: nei giorni successivi, le canzoni in gara invadono le classifiche streaming e i passaggi radio. È su questo che si giocherà il 2028: tenere alta la qualità delle scelte, allargare la platea, evitare il “già visto”.

In conferenza, Stefano Coletta affronta anche il “no” legato a “Chi l’ha Visto?”. Tema sensibile, perché tocca un marchio identitario del servizio pubblico, nato per dare seguito alle storie e per non spegnere i riflettori sulle persone. Coletta assegna alla vicenda contorni editoriali, non personali. Parla di metodo e di linea. I dettagli però restano parziali: l’ultimo giro di domande salta e qualche chiarimento si perde. Qui bisogna essere onesti: oltre alla conferma del rifiuto e al richiamo alla coerenza del progetto, non ci sono elementi ufficiali ulteriori. È una di quelle volte in cui l’informazione si ferma un passo prima.

Sanremo 2028, cosa aspettarsi davvero

Il nome di De Martino indica un equilibrio tra ritmo e racconto. Significa scommettere su conduzioni più coralmente musicali, ospiti cuciti sul senso dell’edizione, una curatela attenta ai generi senza inseguire solo la hit. Aspettiamoci scouting su nuove scene, attenzione ai duetti-ponte tra epoche, maggiore regia narrativa tra serate. Resta un punto: il Teatro Ariston è un luogo che non perdona l’improvvisazione. Serviranno scelte nette su band in gara, regolamento limpido, tempi corti. Sanremo vince quando è leggibile.

Il nodo Amadeus e le porte che restano socchiuse

Capitolo Amadeus. Coletta non esclude un ritorno. Non è un’apertura di facciata: la tv generalista vive di andate e ritorni, di talenti che cercano case editoriali in cui sentirsi centrali. In fondo, il servizio pubblico deve essere casa e piazza. Se e quando potrà succedere, oggi non c’è scritto. C’è però il segnale. E, nel mondo dei palinsesti, a volte i segnali contano più degli annunci.

Sul fondo, resta l’immagine di Ancona: una Rai che si mette in viaggio, esce dai soliti boulevard di Milano e Roma e porta il suo racconto nei teatri di città. È un gesto simbolico, ma racconta un’intenzione. La stessa che ritroveremo a febbraio, quando le luci del Festival cercheranno ancora una volta di parlare a tutti. Funzionerà? Dipenderà dalle canzoni, certo. Ma anche dal coraggio di rischiare la nota giusta proprio quando la platea, per un attimo, trattiene il respiro.

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