All’alba il Lago di Vico è uno specchio fermo, ma sotto quella calma si muove una macchina silenziosa. Le ricerche del marito della Ministra Roccella continuano senza sosta: luci che fendono l’acqua, motori bassi, voci al microfono. Oggi arrivano rinforzi: sommozzatori anche da Napoli e Firenze, a stringere quel cerchio paziente che la speranza tiene aperto.
C’è un brusio composto sulle sponde. I mezzi si allineano, i tecnici parlano fitto, le tute nere si preparano all’immersione. Qui la priorità è una sola: trovare. Non ci sono dettagli ufficiali su orari, dinamiche o ultime tracce utili; le autorità non hanno diffuso informazioni verificate oltre alla conferma del dispositivo in campo. Ed è giusto così: prudenza e rispetto, prima di tutto.
Il Lago di Vico, bacino vulcanico e riserva naturale, inganna. È bello, ma profondo. I suoi fondali scendono rapidi e l’acqua, spesso torbida, riduce la visibilità. Chi ci lavora lo sa: ci vogliono calma, metodo, memoria del gesto. Ogni discesa è una griglia, ogni metro una verifica. Il tempo non fa sconti, ma l’esperienza guida.
Il dispositivo di ricerca si amplia
Nelle ultime ore il quadro operativo si è rafforzato. Sono arrivate squadre di sommozzatori anche da Napoli e Firenze, a supporto dei nuclei già dispiegati sul posto. Parliamo di unità specializzate, abituate a lavorare in acque interne, con correnti deboli ma fondali insidiosi. L’integrazione di nuove squadre serve a coprire più aree in parallelo, a ruotare gli operatori, a tenere costante la pressione sul campo. È il modo più efficace per evitare vuoti e ripetizioni.
Sul perimetro del lago si alternano i briefing. Mappe plastificate, waypoint segnati con pennarelli indelebili, coordinate che si aggiornano. La catena di comando è snella: chi guida il settore assegna le zone, chi scende verifica e riemerge con un report. Sembra routine, ma dentro c’è una cosa semplice e concreta: prendersi cura del tempo. Ogni immersione è un tassello che toglie incertezza.
Lo si nota dai piccoli gesti. Le pinne allineate, i cavi stesi senza nodi, le bombole controllate a vista. Segnali chiari tra riva e barca. Quando la visibilità cala, la disciplina diventa bussola. Non c’è spettacolo, c’è lavoro.
Il lago e la comunità
Chi abita qui conosce la doppia faccia del lago. D’estate è rifugio fresco, d’inverno è silenzio. Oggi è attesa. C’è chi si ferma a guardare da lontano, chi passa in bici e rallenta, chi lascia un cenno muto. La presenza dei Vigili del Fuoco e dei nuclei arrivati da lontano rassicura: qualcuno sta facendo tutto il possibile, con professionalità e misura.
Non circolano numeri ufficiali né orari certi di chiusura delle operazioni. È una ricerca che si adatta al lago, al meteo, alla sicurezza dei sommozzatori. Quando serve, si sospende. Quando si può, riparte. In mezzo, ci sono famiglie, colleghi, una comunità che aspetta senza invadere.
La notizia, in fondo, è tutta qui: arrivano braccia e competenze da Napoli e Firenze, si allarga la squadra, si stringe il campo. Il resto è un patto tacito con l’acqua: si entra piano, si guarda bene, si esce con una traccia o con un dubbio in meno. E mentre la luce cambia sul Lago di Vico, viene naturale farsi una domanda semplice: quanta forza serve per continuare a cercare quando la superficie non dice nulla? Forse, oggi, la risposta è in quel movimento lento che non si vede, ma che tiene insieme tutti.