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"La ministronza": nessuna risata, ma tanta solidarietà a Giorgia Meloni

Quella satira maschia e "fascia"
che non esce dalla fogna

di Caterina Consoli Che l’Italia dei maschietti abbia storicamente qualche problemino con le donne, soprattutto quelle impegnate, non è una novità. Ma per fortuna, si diceva da qualche parte, esiste un ambiente “sano” e progredito, dove la donna viene giudicata e stimata per il talento e solo per quello. Poi però tra le mani scorrono le immagini di La Ministronza, il fumetto satirico di tal Alessio Spataro dedicato al ministro della Gioventù Giorgia Meloni, e più di qualche dubbio sovviene. Perché tra le tavole che descrivono la presunta carriera del ministro è tutto un susseguirsi di sessismo, machismo e misoginia. Per dirla con una parola: del peggior armamentario “fascista”.  Sembra quasi allora, appena finito di leggere il fumetto, che una certa sinistra nel voler combattere a tutti i costi la destra ne abbia assimilato (o abbia subito una sorta di “contagio” per dirla alla Walter Siti) gran parte di quegli stereotipi addebitati al tanto (ahinoi) odiato nemico: sì, che sia diventata essa stessa un po’ fascistella, bulletta e maschilista. E per giunta con i toni di caserma che fanno tanto “osteria numero…”
 
Ma una certa vulgata, purtroppo, continua a dipingere l’impegno in politica delle donne declinato a destra come se nella loro testa il Parlamento sia un centro commerciale (ma non è la Bolognina che si è trasformata in un centro estetico?). Anche qui, dunque, il creativo siciliano ha commesso un errore di fondo. Perché colpire Giorgia Meloni è colpire proprio la dimostrazione di chi nel centrodestra l’impegno politico ce l’ha scritto nel suo codice genetico. E questo amore per la politica lo ha declinato in tutte le tappe: dalla scuola alle piazza, dall’università alle istituzioni. Giorgia non è una cooptata, ma la dimostrazione che una ragazza (bella) può giungere ai massimi vertici delle istituzioni politiche grazie alle proprie gambe (nel senso del cammino politico, cari maschietti) e alle proprie capacità. Insomma, tale Spataro ha sbagliato toni e sopratutto mira.   
 
A questo punto, insomma, non ci interessa stabilire se si sia trattato di satira o meno. Per carità, e che nessuno si sogni nemmeno querele all’orizzonte. Ne tantomeno raccolte di firme, né su internet né sui gazebo e neppure un manifesto vergato da premi Nobel. Ma, al di là della deriva della satira nell’odio, si può stabilire invece un elemento confortante. Da questa storia, infatti, ci piace far emergere il fatto positivo. Ossia la solidarietà che è giunta al ministro da tutte le forze politiche. Dalle donne di destra e da quelle di sinistra che, e ci dispiace per i maschietti, sono tante e pensanti. Compresa Rosy Bindi che ha affermato, riferendosi al fumetto, che «si tratta solo di volgare maschilismo, che offende tutte le donne, senza distinzione di ruolo, o appartenenza politica». E la diretta interessata? A dire la verità, già da mesi conosceva le strisce che la riguardavano. Ma la “tempra” della ragazza della Garbatella – il quartiere romano de sinistra dove Giorgia ha mosso i primi passi in politica (mica ai Parioli!) – è fatta di ben altra pasta. E invece di invocare censure o mammasantissime, siamo sicuri che dentro di se avrà pensato fin dal primo momento: «A Spatà, aripijate!».

12 novembre 2009

 
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