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Ci vuole un nuovo slancio per recuperare la fiducia

L'orgoglio dei piccoli

di Federica Colonna Auto blu, nun t’aregghe più.
Dcpc, nun t’aregghe più.
No, non è sabato sera, non c’è un amico con la chitarra tra le braccia che, facendo il figo con le ragazze intorno imita, unico del gruppo, Rino Gaetano con atteggiamento vagamente bohémien.
A non reggere più la politica, ad associarla all’idea di privilegio e di casta, non è più qualcuno, sparuto, che s’appella alle nobili origini e alla nascita, tutta politica perché maturata dentro l’ambito della competizione elettorale, dell’Uomo Qualunque.
A identificare la politica come “qualcosa di sporco, di poco chiaro” è ormai la casalinga di Voghera, ma anche il tassista, ma anche il professore, ma anche lo studente, ma anche il vicino di casa.
Uno dei pochi elementi di armonia sociale, capace di colmare le fratture tra status diversi, estetiche opposte, professionalità e interessi distanti, è proprio la retorica negativa della politica.

L’antipolitica, un termine che io, personalmente, trovo aberrante perché, in fondo, l’antipolitica è solo, per definizione, la negazione dell’interesse pubblico, del “fare per la città”, dell’occuparsi di quello che rende un gruppo di individui diversi tra loro, una comunità.
Antipolitica significa assenza di fiducia, e quando una nazione non ha fiducia è destinata a non essere, a non trovare un senso in sé stessa.
La fiducia non deve necessariamente essere destinata a una persona, a un partito, a un leader, a un’idea di futuro; ma deve necessariamente essere legata almeno a un’idea di futuro, a un leader, a un partito o a una persona.
Se oggi non abbiamo fiducia significa semplicemente che non andiamo da nessuna parte.

Ci vuole, quindi, un recupero e un nuovo slancio.
Ci vuole il recupero di tutta una prassi, quella della politica radicata, diffusa, che capisce e sa farsi capire, che sa immaginare progetti di lunga durata intorno ai quali creare un senso comune.
Ci vuole un nuovo slancio, uno scatto in avanti, e può passare solo attraverso leader nuovi e idee da praticare senza timori di natura ideologica (ma con slancio, appunto, ideale).
Ci vuole, in sintesi, la rinascita dell’orgoglio.

L’orgoglio per il proprio paese, per la propria storia, per le proprie radici, liberandosi di tutta una retorica negativa, stropicciata, paludosa, tutta rivolta a “poveri noi, che siamo italiani”.
L’orgoglio di una politica responsabile, non urlata, non pasticciata, orientata alle questioni concerete, rivolta a creare opportunità e quindi fiera di se stessa.
L’orgoglio di un racconto, anche giornalistico, diretto al merito, a cercare, trovare e proporre come esempio le buone pratiche, le esperienze tutte positive che ci sono. Eppur si muove, direbbe qualcuno.
Andate a guardare l’esperienza di Montesarchio. Un paesino in provincia di Benevento governato da un sindaco, Antonio Izzo, al secondo mandato, un imprenditore, un uomo concreto e passionale, che ha saputo dare slancio a questa piccola comunità in cui se per strada chiedi a qualcuno qual è il posto in cui vivere bene, ti risponde : “Montesarchio”. E te lo dice con orgoglio. L’orgoglio dei piccoli, dei competenti, quelli da cui ripartire.

23 giugno 2009

 
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